I 4 motivi per cui viaggiare insegna la fiducia nel Mondo

8 Apr 2019

Siamo a Dengfeng, un piccolo paese nell’entroterra cinese. Nessuno parla inglese ed io e Lele siamo gli unici due occidentali scesi da quell’autobus per dirigerci verso il Tempio Shaolin.

Il nostro pullman si ferma in mezzo alla strada, davanti ad una piccola bancarella. L’autista ci indica a gesti di salire su un altro pulmino che era lì fermo ad aspettare. Noi capiamo a stento quello che cerca di dirci e soprattutto ignoriamo cosa ci sia scritto come “destinazione” su quel piccolo pulmino.

Saliamo e il tragitto è ancora lungo. Per strada ci fermiamo, salgono altre persone, altre ne scendono, e così via per circa un’ora. Non abbiamo più idea di dove stiamo andando, ma le persone intorno a noi sono silenziose, serene e un po’ incuriosite dalla nostra presenza.

Questo ci rende tranquilli e divertiti, consapevoli che abbiamo corso un rischio nel fidarci, ma che, se non dovessimo vedere il Tempio Shaolin, avremo un’altra Cina da raccontare.

Ci siamo semplicemente fidati.

 

Viaggiare ci insegna questo, a fidarci l’uno dell’altro.

E fidarsi è uno dei rischi più grandi che scegliamo di correre ogni giorno.

Quando parliamo di fiducia, ci riferiamo ad una virtù che consolida i nostri legami amicali, familiari e sentimentali.

“Fidarsi” significa avere un atteggiamento positivo verso se stessi e verso gli altri, confidando positivamente nelle proprie e nelle altrui capacità. Questo “lasciarsi andare”, queste fede che riportiamo nelle mani dell’altro, produce un sentimento di tranquillità e di sicurezza, anche se, nella realtà, agiamo nella speranza nel buon esito di una situazione.

 

Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare qualcuno è di dargli fiducia. – Ernest Hemingway

 

La fiducia è l’elemento portante di ogni legame, che implicitamente mettiamo in atto ogni volta che usciamo di casa.

Nei casi di relativa pace sociale ci fidiamo del fatto che non ci succederà nulla di male: passeggiamo nella folla, prendiamo un taxi, andiamo dal medico, parliamo con degli sconosciuti mentre aspettiamo l’autobus e interagiamo con persone tramite social senza averli mai visti.

Semplicemente, ci fidiamo delle persone incrociate per strada, confidiamo nell’idea che i nostri amici, i nostri compagni e i nostri colleghi non ci tradiranno, che il caos spesso presente nella nostra società sarà allietato dall’equilibrio e dalla bontà incontrata ieri.

Attraverso questa fiducia, rafforziamo i legami interpersonali, generando reciprocità e migliorando la nostra autostima.

 

E cosa succede se non ci fidiamo?

Quando non nutriamo fiducia nei confronti della realtà che ci circonda, sviluppiamo una costante diffidenza e timore in tutto ciò che si avvicina a noi, che sia familiare oppure no.

Ciò rischia di precipitare in una nevrosi che porta a “sconnettersi” dalla propria realtà percependo un profondo vuoto relazionale, minaccioso e sterile, rendendo difficile instaurare una relazione autentica con un’altra persona per paura di una possibile delusione.

 

 

E quando siamo in viaggio?

Quando siamo in viaggio, spesso non abbiamo il tempo nè il modo per costruire questa fiducia, eppure, se vogliamo proseguire, ci troviamo di fronte ad innumerevoli sfide: chiediamo informazioni, ascoltiamo guide, prendiamo passaggi, ci affidiamo alle persone che incontriamo.

Di conseguenza, ad un approccio mentale di indagine e cautela dobbiamo necessariamente affiancare l’istintiva tendenza a fidarci del contesto in cui andiamo a inserirci.

Ecco i 4 motivi per cui il viaggio ci insegna a fidarci:

 

Una ragazza che aiuta il bambino a scendere da una delle cime dei templi Shaolin – Dengfeng, Cina

 

1) Riconoscere le qualità dell’altro

Quando chiedi informazioni a qualcuno, gli stai implicitamente attribuendo “la competenza e la qualità” di decidere per te. Questo il principale canale per rafforzare l’identità dell’altro, riconoscendolo e responsabilizzandolo. Lo stesso fai quando ringrazi per una spiegazione a seguito di una tua domanda stimolata dalla curiosità verso un contesto a te nuovo.

Quando ricevi aiuto da una persona a te totalmente sconosciuta, magari di un paese lontano, non limitarti a ringraziarlo, sottolinea invece quanto utile e importante siano le informazioni riferite, quanto esse ti siano effettivamente d’aiuto nel tuo percorso esplorativo. In questo modo rinforzerai quel legame appena nato, e in generale la tua fiducia nei rapporti interpersonali.

 

2) Allena l’empatia

Quando ci sentiamo riconosciuti è più facile per noi accogliere quel riconoscimento e ricambiare con il medesimo atteggiamento.

L’empatia è un’importante competenza emotiva che ci permette di entrare in sintonia con un’altra persona con la quale si interagisce. Rappresenta una delle nostre più importanti abilità sociali, uno degli strumenti che mettiamo in pratica nel corso di un’interazione per rendere la nostra comunicazione più efficace, durante la quale entrano in gioco pensieri, emozioni e motivazioni.

Quando troviamo qualcuno in difficoltà, per esempio, ci sentiamo istintivamente coinvolti e ciò dovrebbe bastare a spingerci a soccorrerlo, facendoci provare benessere per aver fatto la cosa giusta. Se al contrario ignorassimo questa pulsione e decidessimo di non intervenire, proveremmo – ad esclusione di chi abbia problemi al lobo frontale e al sistema limbico, leggasi, psicopatici, narcisisti e sociopatici – senso di colpa.

Di empatia ti parlerò in modo più approfondito in un altro post, ma è importante specificare che essa rappresenta la principale via di accesso verso i sentimenti e il mondo – interiore e non – dell’altro.

Ci fa sentire compresi, accolti e questo genera reciprocità e serenità.

 

Fiducia istintiva – Longji, Cina

 

 

3) Genera felicità

Ti sembrerà assurdo, ma essere felici è anche un processo neurochimico che coinvolge l’ossitocina, neurotrasmettitore la cui produzione è fortemente legata agli stimoli sensoriali. Stimoliamo la produzione di ossitocina attraverso la vicinanza fisica al nostro partner o attraverso cibi e profumi (come cioccolata, vaniglia, fiore di loto e Ylang-ylang).

A livello emotivo, questa diminuisce il livello di stress e di ansia, e di conseguenza la timidezza, favorendo l’interpretazione positiva degli stati emotivi e delle intenzioni altrui, migliorando il senso di appartenenza, la socializzazione e l’empatia.

Le relazioni interpersonali basate sulla fiducia e sulla felicità permettono al nostro cervello di consolidare quel ricordo con un valore positivo, di apprendere come funziona una relazione sociale, valore che verrà associato alle interazioni future in cui dovremo prendere una nuova decisione. Rinforziamo così il nostro comportamento ad agire secondo una “socializzazione positiva”, con meno paura ed incertezza.

 

 

 

4) Promuove fiducia nel poter cambiare il Mondo

Fidarsi è difficile e la nostra società genera sempre più sfiducia. E’ per questo che scoprire di potersi fidare, diventa la prova che forse non tutto è perduto. Se fidarsi dell’altro comporta riconoscere che questi contraccambi lo stesso, positivo, atteggiamento e se fidarsi significa generare benessere e diffonderlo, allora stiamo portando avanti con responsabilità anche la felicità nel genere umano.

Pensiamo alle piccole cose in viaggio: le risate dei bambini, i sorrisi dei passanti, la condivisione di un tragitto con nuovi compagni di viaggio.

Promuovendo azioni propositive e fiduciose, generiamo sicurezza, vicinanza, cooperazione e felicità.

Idem si dica per i dettagli della tua vita quotidiana: trasferendo questo atteggiamento al fare di tutti i giorni scoprirai uno stare nel mondo più sereno, equilibrato e, di conseguenza, felice.

 

La fiducia è contagiosa, come il sorriso.

 

La fiducia rappresenta quindi una virtù, in potenza, insita nell’uomo, in quanto essere sociale. Abbiamo bisogno di fidarci per poter rendere più appagante la nostra avventura nel mondo, ovunque ci si trovi, in modo da tornare più fieri di sè e appagati e consapevoli che, nonostante il rischio dell’incertezza e la possibile delusione, ne vale la pena.

 

Pose manga contagiose – Pechino, Cina

 

Travel Psych tips

Per approfondire questo tema ti rimando a questi link:

 

Fuchsman, K. (2015). Empathy and humanity. Journal of Psychohistory, 42(3).

Zak, P. J. (2017). The neuroscience of trust. Harvard Business Review, 95(1), 84-90.

Ma, F., Heyman, G. D., Jing, C., Fu, Y., Compton, B. J., Xu, F., & Lee, K. (2018). Promoting honesty in young children through observational learning. Journal of experimental child psychology, 167, 234-245.

 

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