Itinerario dieci giorni in Uzbekistan: città della Via della Seta, deserti e tracce di memoria sovietica
Organizzare un itinerario di dieci giorni in Uzbekistan significa entrare in una parte di Asia centrale che per lungo tempo è rimasta lontana dai principali percorsi turistici e che oggi sta lentamente riscoprendo la propria identità. Dietro le cupole turchesi di Samarcanda, i vicoli di Bukhara e le mura di Khiva si trova infatti una storia molto più complessa, segnata dalla Via della Seta, dalle grandi civiltà del passato e dalle profonde trasformazioni lasciate dalla dominazione sovietica.
Questo viaggio è stato per me una prima esplorazione dell’Asia centrale e mi ha permesso di conoscere un Paese che sta cercando di recuperare tradizioni, cultura e memoria dopo decenni in cui gran parte della propria identità era stata marginalizzata o profondamente modificata.
In questo itinerario di dieci giorni in Uzbekistan racconto il nostro percorso tra Tashkent, Khiva, Bukhara e Samarcanda, condividendo informazioni pratiche, spostamenti, consigli organizzativi e le impressioni raccolte lungo il viaggio, in un Paese che continua a raccontare il proprio passato mentre prova a costruire il futuro.
Benvenuti in Uzbekistan
Indice dei contenuti
Cosa potresti provare e perché andare in Uzbekistan
L’Uzbekistan è uno di quei viaggi che tengono insieme livelli diversi di esperienza.
Si parte attratti dai nomi leggendari di Samarcanda e Bukhara, dalle immagini delle cupole turchesi e dal fascino della Via della Seta, per poi scoprire un Paese che racconta molto più della sua straordinaria eredità monumentale.
Viaggiare qui significa entrare in una delle regioni più antiche del mondo abitato, dove religioni, imperi e culture si sono incontrati lasciando tracce ancora visibili nelle città, nei paesaggi e nella vita quotidiana. Dallo Zoroastrismo alle rotte commerciali della Via della Seta, dai passaggi di Alessandro Magno alle conquiste di Gengis Khan, fino al regno di Tamerlano che rese Samarcanda un centro di arte e conoscenza, la storia continua a essere una presenza concreta, percepibile a ogni passo.
Allo stesso tempo, l’Uzbekistan contemporaneo racconta un Paese che si sta riappropriando della propria identità culturale dopo decenni di dominazione sovietica. Le persone si impegnano nel rievocare e recuperare le proprie tradizioni attraverso momenti di folklore, nella preparazione del pane caldo appena sfornato, nei sorrisi dai denti dorati che illuminano i volti e nell’orgoglio con cui si mettono in posa davanti ai grandi monumenti, quasi a riaffermare un legame vivo con la propria storia.
L’insieme di questi elementi restituisce un’esperienza di viaggio intensa e stratificata. Si torna a casa con il ricordo delle grandi architetture della Via della Seta, dei treni che attraversano il deserto, dei mercati animati e della sensazione di aver incontrato un Paese che sta lentamente riscrivendo la propria voce nel mondo.

I venditori di tappeti uzbeki, che bellezza l’artigiano qui a Bukhara
Informazioni pratiche per organizzare il tuo itinerario Uzbekistan
Visto, ingresso e documenti
Per i cittadini italiani è previsto l’ingresso senza visto per soggiorni fino a 30 giorni. È necessario un passaporto con almeno tre mesi di validità residua alla data di arrivo. In uscita dal Paese viene richiesta la registrazione del soggiorno, compilata direttamente dalle strutture ricettive e utile da conservare fino alla partenza.
Moneta e costi
La moneta locale è il sum uzbeko (UZS).
Il cambio medio si aggira intorno a 1 euro ≈ 13.000–14.000 UZS, con oscillazioni variabili. Il Paese è generalmente economico, con trasporti, pasti e ingressi ai monumenti a costi accessibili.
Religione e contesto culturale
L’Uzbekistan è uno Stato laico con una popolazione a maggioranza musulmana sunnita, circa il 90–95%. Sono presenti anche comunità cristiane ortodosse e minoranze storiche legate alla presenza russa.
Vaccinazioni
Non sono richieste vaccinazioni obbligatorie per l’ingresso.

La preghiera del venerdì, Bukhara, Uzbekistan
Arrivare, muoversi e comunicare in Uzbekistan
Come arrivare in Uzbekistan
I voli dall’Italia prevedono spesso uno scalo. Da Milano il viaggio dura in media tra le 10 e le 14 ore complessive, a seconda della connessione. Esistono collegamenti via Istanbul, Dubai, Baku e Sharjah. L’arrivo principale è l’aeroporto internazionale di Tashkent.
Quando andare e quanto restare
Il fuso orario è di +4 ore rispetto all’Italia in inverno e +3 ore in estate.
Il periodo migliore per un itinerario in Uzbekistan coincide con la primavera e l’autunno, quando le temperature risultano più miti e il deserto meno estremo. Una permanenza di almeno sette giorni consente di visitare le città principali, mentre dieci giorni permettono di includere esperienze più lente e approfondite, come escursioni nei villaggi o nei laghi del vicino Tagikistan.
Come muoversi in Uzbekistan
I collegamenti tra le principali città sono affidati a una rete ferroviaria sorprendentemente efficiente. I treni veloci Afrosiyob collegano Tashkent, Samarcanda e Bukhara in tempi ridotti, mentre i treni standard e notturni offrono un’esperienza più lenta e immersiva.
In città è molto utilizzata l’app Yandex Go, simile ai servizi di Uber. È importante considerare la capacità del bagagliaio, spesso limitata dalla presenza di serbatoi a metano e impianti audio. Viaggiando, può capitare di dover organizzare più veicoli per i bagagli, un dettaglio pratico che diventa parte stessa dell’esperienza quotidiana del Paese (nel video qui sotto, ti mostro cosa intendo).
Mangiare, comunicare e come sono gli uzbeki
Cosa mangiare in Uzbekistan
La cucina uzbeka è abbondante, calorosa, profondamente radicata nella tradizione del dastarkhan, la tavola condivisa.
La colazione può includere mantı, grandi fagottini al vapore ripieni di carne e cipolla, somsa cotta nel forno tandoor con carne o zucca, chuchvara serviti in brodo, dolci come halva o parvarda, insieme al non, pane piatto uzbeko, e al tè nero o verde.
Il piatto nazionale è il plov, un riso ricco cucinato con carne, carote e spezie, presente in ogni regione con varianti locali e spesso consumato anche al mattino.
La presenza di verdure fresche è più limitata rispetto alla tradizione mediterranea, mentre la carne è protagonista quasi assoluta della cucina quotidiana.
Lingua e comunicazione
Le lingue principali sono l’uzbeko e il russo, mentre il tagiko è diffuso soprattutto nelle aree occidentali.
Per la connessione è utile una eSIM internazionale come Holafly che ti consiglio (qui uno sconto sempre del 5%) oppure SIM locali acquistabili in aeroporto. Una connessione stabile facilita spostamenti, traduzioni e comunicazione quotidiana.
Alcune parole utili:
Salom (ciao), Rahmat (grazie), Iltimos (prego), Ha (sì), Yo‘q (no), Mening ismim (mi chiamo).

Alcuni piatti mangiati in Uzbekistan
Come sono gli uzbeki
Gli uzbeki mi sono sembrati un popolo coeso, molto legato alla famiglia e alla vita comunitaria. Nelle città e nei piccoli centri la socialità si sviluppa spesso negli spazi pubblici, tra piazze animate la sera, partite a scacchi, giochi da tavolo e momenti di incontro che scandiscono la quotidianità.
Mi hanno colpito alcuni dettagli ricorrenti, a tratti anche buffi nella loro semplicità: bambini che giocano con macchinine telecomandate al tramonto, gruppi di persone che ridono insieme davanti a un tè, gesti ampi delle mani per comunicare quando la lingua diventa una barriera. La comunicazione, soprattutto fuori dalle aree più turistiche, può risultare inizialmente silenziosa e fatta di osservazione reciproca.
In questo silenzio emerge però una forte disponibilità verso il viaggiatore. C’è un reale desiderio di mostrare il proprio Paese, spesso attraverso sorrisi ampi e i caratteristici denti dorati che rendono i volti immediatamente riconoscibili, inviti spontanei e una grande generosità nei piccoli gesti quotidiani.
Resta infine una comunicazione più prudente su alcuni temi legati alla vita pubblica e al governo, segno di una storia recente complessa che ha influenzato il modo in cui certe conversazioni vengono affrontate.

Una famiglia stupenda che si è lasciata fotografare a Bukhara
Mente in viaggio: due letture che consiglio prima di partire per l’Asia Centrale
Ci sono viaggi che iniziano quando si prenota un volo e altri che cominciano molto prima, tra le pagine di un libro. Nel caso dell’Asia centrale, conoscere almeno alcuni frammenti della sua storia recente aiuta a comprendere meglio ciò che si incontra lungo la strada: le architetture sovietiche accanto alle antiche madrase, le ferite lasciate dalla gestione delle risorse naturali, il rapporto complesso con l’identità nazionale e il desiderio di riscoprire tradizioni rimaste a lungo in secondo piano.
Prima della partenza mi hanno accompagnata due letture che consiglio sinceramente a chi desidera andare oltre la bellezza delle cupole turchesi e delle città della Via della Seta.
Sovietistan – Erika Fatland
Un reportage coinvolgente che attraversa le cinque repubbliche dell’Asia centrale nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Attraverso incontri, storie personali e approfondimenti storici, Erika Fatland racconta le conseguenze della dominazione sovietica, le identità nazionali, le tensioni politiche e le trasformazioni che continuano a plasmare questa regione del mondo. Una lettura preziosa per comprendere il contesto in cui si inserisce l’Uzbekistan contemporaneo.
Buonanotte, signor Lenin – Tiziano Terzani
Scritto negli anni immediatamente successivi al crollo dell’Unione Sovietica, questo libro raccoglie il viaggio di Tiziano Terzani attraverso un mondo che stava cambiando rapidamente. Le sue osservazioni permettono di cogliere l’impatto umano e sociale della fine del sistema sovietico, offrendo uno sguardo sensibile e profondo sulle persone e sui territori che si stavano confrontando con una nuova fase della loro storia.
Entrambi i libri aiutano a leggere l’Uzbekistan con maggiore consapevolezza, aiutando a integrare come, dietro alla magnifica architettura, ci siano vicende molto più recenti, che parlano di identità, memoria, adattamento e rinascita. Conoscere questi aspetti rende il viaggio ancora più ricco e significativo.

Dettagli incantevoli a Bukhara
Itinerario Uzbekistan: dieci giorni tra città e deserti
Prima di arrivare in Uzbekistan: tre giorni a Baku
Il nostro itinerario Uzbekistan è iniziato in realtà qualche giorno prima, con una tappa di tre giorni a Baku, la capitale dell’Azerbaijan, una città sorprendente affacciata sul Mar Caspio che ci ha permesso di avvicinarci gradualmente all’Asia centrale.
Da qui abbiamo raggiunto Tashkent con un volo diretto di Azerbaijan Airlines.
L’arrivo in Uzbekistan dopo alcuni giorni trascorsi in Azerbaijan rende ancora più evidente il cambiamento di paesaggi, influenze culturali e architetture, offrendo una prospettiva interessante su due regioni storicamente connesse ma profondamente diverse.

Foto turistica di una viaggiatrice a Baku
Giorno 1 | Tashkent
L’arrivo a Tashkent apre il viaggio con una città che custodisce una delle metropolitane più artistiche e antiche dell’Asia centrale. Ogni stazione è un universo a sé, con marmo, mosaici, luci e simboli che raccontano identità e modernità.
Kosmonavtlar evoca lo spazio e i cosmonauti, Alisher Navoi richiama le architetture tradizionali, mentre Mustakillik Maydoni si distingue per la sua monumentalità luminosa.
Il costo di una corsa è estremamente accessibile, circa 1.700 UZS, meno di 0,15 euro.

[GUARDA IL VIDEO] La metropolitana di Tashkent in Uzbekistan
Giorni 2–3 | Khiva
Khiva è stata la città che più mi ha fatto sentire dentro un racconto della Via della Seta. Racchiusa dalle mura di Ichan Kala, patrimonio UNESCO, conserva una concentrazione straordinaria di madrase, minareti, moschee e caravanserragli che sembrano appartenere a un’altra epoca. Passeggiare tra i suoi vicoli nelle prime ore del mattino o al tramonto significa assistere a una continua trasformazione della luce, che modifica i colori delle mura di fango e delle ceramiche turchesi rendendo ogni scorcio diverso da pochi minuti prima. Qui trovi il post dedicato a Khiva (e alle fortezze del deserto).
Giorno 4 | Fortezze del deserto
La giornata dedicata alle fortezze del deserto è stata una delle più sorprendenti dell’intero viaggio. A poche ore da Khiva, il paesaggio cambia radicalmente e lascia spazio a distese aride dove emergono le rovine di antiche cittadelle costruite oltre duemila anni fa per controllare rotte commerciali e difendere territori strategici. Fortezze come Ayaz Kala e Toprak Kala raccontano una storia molto più antica della stessa Via della Seta e permettono di comprendere quanto queste regioni fossero già allora un punto di incontro tra popoli e culture diverse. La vastità del deserto, il silenzio quasi assoluto e il vento che continua a modellare il terreno rendono questa escursione una delle esperienze più evocative dell’Uzbekistan.

Gli abitanti del deserto in Uzbekistan
Giorni 5–6 | Bukhara
Se Khiva colpisce per la sua atmosfera quasi museale, Bukhara conquista con la sua autenticità quotidiana. È la città in cui ho percepito con maggiore intensità il legame tra passato e presente, perché i monumenti storici convivono naturalmente con la vita di ogni giorno.
Passeggiando tra le cupole piene di mercati, le madrase e le piazze storiche, capita di osservare anziani che giocano a carte, bambini che rincorrono un pallone o famiglie che si ritrovano per il tè serale. Tutto appare più spontaneo e scenografico. Due giorni rappresentano il tempo ideale per assaporarne il ritmo, perdersi tra i vicoli e lasciarsi sorprendere dai dettagli che emergono lontano dai monumenti più celebri.
Qui trovi il post dedicato a Bukhara.
Giorni 7–9 | Samarcanda
Samarcanda è uno di quei nomi che sembrano appartenere prima all’immaginazione che alla geografia. Per molti viaggiatori rappresenta l’essenza stessa della Via della Seta, il luogo che per secoli ha alimentato racconti, sogni e desiderio di scoperta.
Arrivare qui significa trovarsi di fronte a monumenti che superano spesso le aspettative per dimensioni e raffinatezza. Piazza Registan, il Mausoleo di Gur-e-Amir e la necropoli di Shah-i-Zinda raccontano la grandezza dell’epoca timuride e la volontà di Tamerlano di trasformare la città in uno dei centri culturali più importanti del mondo conosciuto.
Ho dedicato tre giorni a Samarcanda, includendo anche un’escursione nei dintorni, perché è una città che richiede tempo per essere osservata oltre le sue immagini più celebri. Dietro la monumentalità delle architetture emergono infatti quartieri residenziali, mercati e scene di vita quotidiana che restituiscono una visione più completa della città contemporanea.
Qui trovi il post dedicato a Samarcanda.
Giorno 10 | Rientro
Il viaggio si chiude a Tashkent, con il ritorno verso casa e la sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso.
Tornerò presto Uzbekistan
Riflessioni finali di un viaggio in Uzbekistan
Mentre l’aereo lasciava Tashkent alle spalle, il pensiero tornava alle immagini che per anni avevo associato alla Via della Seta, costruite attraverso libri, mappe e racconti. In Uzbekistan quei riferimenti hanno trovato una forma concreta, fatta di città reali, volti incontrati lungo il percorso e paesaggi che si susseguono tra deserto, pianure e architetture monumentali.
Il viaggio ha restituito l’Asia centrale nella sua complessità, una regione che conserva un patrimonio storico straordinario e che allo stesso tempo porta ancora i segni profondi della propria storia recente. Le città della Via della Seta convivono con tracce sovietiche, i grandi monumenti dialogano con la quotidianità, i mercati e i treni diventano parte di un ritmo lento che attraversa il Paese.
Oggi l’Uzbekistan si presenta come una realtà in trasformazione, impegnata a recuperare e valorizzare la propria identità culturale dopo decenni in cui molte tradizioni sono rimaste ai margini. Questo processo si percepisce nei dettagli, nei gesti quotidiani, nella volontà di raccontarsi di nuovo.
Si parte seguendo il richiamo delle città leggendarie e delle antiche rotte commerciali, si torna con una percezione diversa del viaggio stesso, che diventa incontro, osservazione e possibilità di rivedere ciò che pensavamo di conoscere.

Quei palloncini a Bukhara, Uzbekistan





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