Ansia e caldo: perché in estate ci sentiamo più stanchi, irritabili e vulnerabili
Negli ultimi giorni, durante le sedute, mi sono ritrovata a parlare tantissimo… di caldo.
Non del classico “che afa oggi“, ma di qualcosa di molto più profondo: di come queste estati sempre più calde stiano cambiando il nostro modo di lavorare, di viaggiare, di riposare e perfino di interpretare ciò che sentiamo nel corpo.
Una paziente, appena rientrata da Berlino durante una delle recenti ondate di calore, mi ha raccontato sorridendo:
“Era la prima volta in cent’anni che arrivavano a quaranta gradi. Nessuno sapeva cosa fare, nessuno aveva l’aria condizionata… mi sudavano perfino i pollici.”
Ho sorriso anch’io.
Quella frase descrive con sorprendente precisione la sensazione condivisa da tante persone in queste settimane: ci troviamo dentro un’estate (n.d.r. per i posteri: quella del 2026) che assomiglia poco a quelle a cui eravamo abituati in precedenza.
Le nostre città stanno cercando di adattarsi a fatica, molti Paesi europei stanno sperimentando temperature mai registrate prima con questa frequenza e anche il nostro organismo è impegnato in un continuo lavoro di regolazione. Nel frattempo, continuiamo spesso a chiedergli la stessa energia, la stessa concentrazione e gli stessi ritmi che avevamo durante una giornata primaverile.
Qualche giorno dopo, durante un altro colloquio, è arrivata una domanda diversa che raccontava la stessa fatica. Una paziente mi ha detto di aver ascoltato un’intervista nella quale un esperto spiegava che il sole dovrebbe invogliarci a uscire, incontrare persone e trascorrere più tempo all’aria aperta. Poi mi ha guardata e mi ha chiesto:
“Allora sono depressa? Perché con questo caldo io vorrei soltanto restare in casa.”
È una domanda che, probabilmente, molte persone si sono fatte quest’estate. La risposta, nella maggior parte dei casi, è rassicurante. No.
Quando le temperature diventano eccezionalmente elevate, il nostro corpo sta già facendo un enorme lavoro per mantenere stabile la propria temperatura interna. Sentirsi più stanchi, avere meno energie, desiderare ambienti freschi oppure rimandare un’uscita nelle ore più calde rappresenta molto spesso una risposta fisiologica del tutto normale.
Indice dei contenuti
Ansia e caldo: perché il corpo sembra reagire in modo diverso
Quando fa molto caldo, il nostro organismo entra in una modalità di risparmio e protezione.
Il cuore lavora più intensamente, aumenta la sudorazione, perdiamo più liquidi, il sonno può diventare meno profondo e il cervello dispone di meno energie da dedicare alla concentrazione, alla memoria e alle decisioni.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a descrivere con sempre maggiore chiarezza questi effetti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Lancet Countdown on Health and Climate Change evidenziano come le ondate di calore possano influenzare non soltanto la salute fisica, ma anche il benessere psicologico, aumentando affaticamento mentale, irritabilità, difficoltà di concentrazione e disagio emotivo, soprattutto quando il caldo si accompagna a notti poco riposanti, rumore, spostamenti e ambienti affollati.
Sapere questo cambia il modo in cui leggiamo ciò che ci succede. Molte persone arrivano a pensare di essere diventate improvvisamente più fragili. In realtà, spesso stanno semplicemente vivendo condizioni ambientali nuove, alle quali il corpo e la mente stanno ancora cercando di adattarsi.

Fortezze nel deserto (al tramonto), Khiva, Uzbekistan
Estate con ansia: quando i sintomi si somigliano
Per chi soffre di ansia, questa situazione può diventare ancora più complessa.
Il caldo può provocare tachicardia, sudorazione intensa, lieve affanno, senso di debolezza, testa pesante o vertigini. Sono sensazioni molto simili a quelle che accompagnano l’ansia e gli attacchi di panico.
Nel lavoro clinico vedo spesso lo stesso meccanismo: il corpo invia un segnale legato allo stress termico, la mente lo interpreta come l’inizio di qualcosa di pericoloso e, nel tentativo di controllare la situazione, aumenta ulteriormente l’attivazione del sistema nervoso. In poco tempo un disagio inizialmente fisico può trasformarsi in una spirale di preoccupazione.
Conoscere questo meccanismo permette già di interromperlo più facilmente.
La prossima volta che senti il cuore accelerare o ti accorgi di respirare con maggiore fatica, prova a domandarti con curiosità:
“Sto vivendo un momento di ansia oppure il mio corpo sta cercando di raffreddarsi?”
Questa semplice domanda crea uno spazio di osservazione prima dell’interpretazione, e spesso è proprio quello spazio a fare la differenza.
Come affrontare il caldo quando l’ansia aumenta
Quando il caldo si fa sentire, il primo passo consiste nell’aiutare il corpo. Più il sistema nervoso percepisce condizioni favorevoli, più facilmente ritrova uno stato di equilibrio.
Può essere utile:
- bere con regolarità, senza aspettare di avere molta sete, per compensare la perdita di liquidi e alleggerire il lavoro dell’organismo;
- organizzare la giornata seguendo il clima, programmando passeggiate, visite e spostamenti nelle ore più fresche e concedendosi pause durante quelle più calde;
- scegliere abiti leggeri e traspiranti, preferibilmente in fibre naturali, consumare pasti poco pesanti e cercare, quando possibile, ambienti ombreggiati o ventilati;
- osservare i sintomi prima di interpretarli, chiedendosi se possano essere una normale risposta al caldo prima di attribuirli immediatamente all’ansia.
Sono accorgimenti semplici, che raramente eliminano del tutto il disagio, ma aiutano il corpo e la mente a lavorare nella stessa direzione.

Il ghiaccio in Islanda (e quei ghiacciai che testimoniano come il clima stia cambiando, ogni giorno)
Anche il nostro modo di viaggiare sta cambiando
C’è poi una riflessione più ampia che il caldo ci invita a fare.
Per molti anni abbiamo guardato con curiosità le abitudini delle persone che vivono nei deserti o nelle regioni tropicali [ne ho parlato meglio in questo post che ti suggerisco “Come il caldo accende (anche) l’ansia“] e oggi iniziamo a riconoscere che quelle pratiche raccontano una profonda conoscenza del rapporto tra corpo e ambiente.
Anche noi stiamo imparando qualcosa di nuovo.
Il cambiamento climatico richiederà città più resilienti, spazi urbani diversi e nuove soluzioni organizzative. Allo stesso tempo ci chiede una trasformazione più personale: imparare ad ascoltare il corpo con maggiore fiducia, accettare ritmi differenti, rivedere alcune aspettative e lasciare che il clima diventi una delle variabili con cui progettare il lavoro, il tempo libero e i nostri viaggi.
Ogni viaggio, in fondo, è sempre un dialogo tra noi e il mondo e, quel dialogo, comprende anche il clima.
Rallentare quando il corpo lo richiede, cercare l’ombra prima che arrivi lo sfinimento, modificare un itinerario o concedersi una pausa non significa vivere meno intensamente un’esperienza. Significa riconoscere che il benessere nasce dall’equilibrio tra ciò che desideriamo fare e ciò che, in quel momento, il nostro organismo è realmente in grado di sostenere.
Probabilmente, questa è una delle lezioni più preziose che le estati degli ultimi anni ci stanno consegnando:
in un clima che cambia, prendersi cura del corpo diventa anche un modo per prendersi cura della mente.
Travel Psych tips: per approfondire
Baecker, L., Iyengar, U., Del Piccolo, M. C., & Mechelli, A. (2025). Impacts of extreme heat on mental health: Systematic review and qualitative investigation of the underpinning mechanisms. The Journal of Climate Change and Health, 22.
Organizzazione Mondiale della Sanità
Lancet Countdown on Health and Climate Change




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