Viaggiare da soli: i 5 consigli per partire con serenità

23 Febbraio 2021
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“Andrai da sola, va bene?”

 



Mi dice il mio responsabile. E lì mi sono paralizzata.
Non ci avevo mai pensato fino a quel momento, ma questo avrebbe significato: prendere il treno da sola, cambiare treno da sola, trovare l’hotel da sola, presentare un lavoro da sola, mangiare da sola, girare da sola. Sola.

L’essere “soli” rimanda solitamente ad un significato negativo.

Ci ritornano in mente quei ricordi di infanzia in cui i nostri amichetti non ci sceglievano per giocare in squadra e restavamo emarginati, facendoci così provare imbarazzo e senso di inadeguatezza da adulti.

Di conseguenza, se ci pensiamo in un viaggio, inevitabilmente la nostra mente sarà invasa da immagini di noi in solitudine e appartati. Come se fossimo incapaci di poter affrontare “una sfida così grande”, come se avessimo la repulsione verso “lo stare da soli”.

Eppure, in questo mio primo breve viaggio, ho compreso cosa realmente significasseviaggiare da soli”.

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vista su Dijon

 


Tra il senso del dovere, l’adrenalina, l’imbarazzo nel comunicare con un francese elementare e la paura di aver sbagliato direzione, alla fine, incredula, sono arrivata a destinazione.

Mi dirigo nel centro storico dove mi colpisce il dehor di un locale, semplice e accogliente.

Mi siedo e inizio a guardarmi attorno e, lentamente, sento che quella scomoda sensazione di paralisi, l’imbarazzo e la paura, si stavano attenuando.
Il naso mi pizzicava per il profumo di senape proveniente dalla bottega di fronte a quel locale. Le orecchie ascoltavano la musica soave di un violinista di strada in fondo alla piazzetta. Gli occhi incrociavano quelli dei passanti e si perdevano con curiosità tra facciate gotiche e romaniche delle case che custodivano la piccola piazza.

Ero lì da sola, ma non in solitudine, non emarginata, non allontanata.
Ho preso in mano il bicchiere di vino scoppiettante sul tavolo, l’ho alzato fino alle spalle e ho brindato a me, che ero a Dijon da sola, nel cuore dell’affascinante Borgogna.

Viaggiare da soli significa stare con sé stessi



Viaggiare da soli: i 5 consigli


Dopo la Borgogna, non mi sono più tirata indietro e il “viaggiare da sola” si è trasformata in una nuova alternativa per girare il mondo.
L’essere “da solo” in viaggio è una scelta che all’inizio può spaventare ma, se presa con consapevolezza, si rivela essere una scelta personale meravigliosa e di profonda crescita.

Ecco le riflessioni da cui partire e alcuni consigli pratici per metterti in viaggio in solitaria:


1- Conoscersi e fidarsi: noi come bussola


Il primo viaggio da soli è indubbiamente il più significativo. È il viaggio che ti fa sperimentare quel senso di vulnerabilità di fronte ad una situazione nuova da gestire, quel timore nel fare una scelta, quell’imbarazzo nel comunicare con sconosciuti in una nuova lingua.
Viaggiare da soli è una grande sfida, ma è anche un profondo atto di fiducia verso noi stessi.

Il forte legame tra il viaggiare e la nostra autostima emerge ancora più chiaramente quando siamo da soli. Ci ritroviamo a dover fare affidamento sul nostro istinto, a dover ammettere i nostri limiti, a sforzarci nel superare le nostre paure per poter andare avanti.

Dobbiamo rendere conto solo ad una persona: noi.

Quando abbiamo fame ci fermiamo, quando arriviamo in un luogo scegliamo dove dormire, quanta strada percorrere, dove fermarci.
Sentiamo nel nostro animo cosa ci turba, cosa ci intrattiene, cosa ci scuote.

Il viaggio si trasforma in un percorso flessibile, dove la libertà di scelta danza all’unisono con la libertà di sbagliare e cambiare, senza sentirci in obbligo verso qualcun altro.

Impariamo così ad ascoltare le nostre esigenze, a riflettere sui nostri pensieri, a rispettare i nostri bisogni, a modificare il “ritmo” di viaggio adattandolo a noi.

Viaggiare da soli ci accompagna nello scoprirci indipendenti, coraggiosi nel superare la timidezza e abili di fronte agli imprevisti. Ci vediamo resilienti, artefici delle nostre scelte, dove noi siamo il nostro compagno, noi siamo il nostro bagaglio, noi siamo la nostra bussola.


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Ponte 25 de Abril, Lisbona, Portogallo

 


2- Accompagnarsi: noi come il nostro compagno di viaggio


Ed eccoci per strada, a camminare tra la gente, a guardarci intorno e a incrociare altri sguardi, ad aspettare l’autobus, a chiederci dove mangiare, dormire e dove dirigerci il giorno seguente.
Le uniche esigenze sono le nostre, siamo noi il catalizzatore delle nostre scelte perché siamo noi il nostro compagno di viaggio. E quindi sono nostre le paure che dobbiamo affrontare, le insicurezze da gestire, i sogni da realizzare, le risorse da utilizzare.

Il viaggio si trasforma così in un percorso interiore.

Passo dopo passo, scopriamo dove risiedono i nostri timori ma anche la nostra temerarietà, facendo emergere lati di noi sopiti nel quotidiano e osservandoci da una prospettiva diversa.

Non è facile. La stanchezza, lo sconforto e le preoccupazioni fanno parte di questo viaggio in solitaria. E sarà in quei momenti che ancora di più il nostro compagno di viaggio interiore si farà sentire, ascoltandoci, supportandoci, motivandoci e consolandoci, e sarà sempre al nostro fianco.

Viaggiare da soli ci insegna quanto sia piacevole la nostra compagnia, quanto sia prezioso credere in noi stessi, quando sia importante ascoltarci.



3- Connettersi: noi e l’Altro


Quando siamo da soli in un luogo, non significa che non ci ritroveremo a dover comunicare con altre persone. Usciremo necessariamente “allo scoperto” per domandare informazioni, condividere notizie, chiedere consigli.

Diventa inevitabile farci coinvolgere dalla cultura, dalle persone e dalle occasioni.

Sentendoci più sicuri di noi, imparando ad ascoltare il nostro istinto, saremo anche più inclini ad interagire, facendo così emergere un lato straordinario del viaggiare da soli: la connessione con l’Altro.

Il nostro accento, il nostro modo di parlare, il nostro vestiario, il nostro colore della pelle o dei capelli, saranno tutti pretesti che spingeranno gli Altri ad avvicinarsi a noi con curiosità. Senza accorgercene, staremo parlando, condividendo aneddoti e scattando fotografie insieme.

Quel viaggio in barca o su un pullman, quella sera in ostello o a quella festa in spiaggia, quella tappa o quella fila per entrare, saranno tutte occasioni che spingeranno noi ad avvicinarci agli Altri, con coinvolgimento e interesse.

Quelle persone conosciute sul tragitto in solitaria si riveleranno nostri compagni di viaggio per un momento, per un giorno o per una sera, ma ci faranno scoprire che il Mondo è più generoso, ospitale e socievole di quello che sospettavamo.

E noi, impareremo che il timore del giudizio era solo una nostra preoccupazione, che la nostra timidezza era solo una difesa, che possiamo scegliere come mostrarci agli Altri indipendentemente da come siamo “visti” a casa.

Anche se viaggiamo in solitaria, siamo noi che decidiamo in che modo stare “da soli” perché non è questione di “incapacità nello stare con gli altri”, bensì una scelta consapevole e libera.

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compagni di viaggio per un momento, Myanmar



4- Rinnovarsi: il rientro a casa


Un viaggio da soli diventa il nostro tesoro una volta tornati a casa perché ogni esperienza vissuta avrà un riscontro nel quotidiano.

Ti ricordi di quella volta che hai superato un imprevisto lì? O di quando ti sei fermato parlare con quella persona che ti ha raccontato la sua storia? E ciò che hai visto, assaggiato, sperimentato? Avresti mai detto che saresti riuscito a farlo?

Quando il viaggio finisce, inizia la riscoperta di sé nella vita che abbiamo lasciato in sospeso.

Perché il vero viaggio non è stata la meta, ma il percorso.

Ci siamo visti padroni delle nostre vite, responsabili delle nostre scelte, audaci nel fronteggiare paure, capaci di superare problemi.
E se lo abbiamo fatto là, non siamo in grado di farlo anche qui?



5- Darsi una possibilità: il primo passo in pratica


Se viaggiare da solo ti spaventa ma desideri provare, il mio consiglio è di partire per una meta familiare e vicino a casa.

Mettiti alla prova in un luogo dove parlano la tua lingua e di cui conosci la cultura. Prova a stare via un weekend per scoprire cosa significa prendere le scelte in autonomia, affrontare un imprevisto – perché in viaggio ci sono sempre -, mangiare in propria compagnia, trasformare la noia in pace interiore.

Una volta che ti senti pronto a sperimentare una meta più lontana da casa, informati su quel paese: leggi la storia, la cultura, le normative e le usanze per comprendere meglio come comportarti, soprattutto nei luoghi di culto.

Quando sei a destinazione, concentrati su una questione alla volta.

Riconosci i tuoi piccoli traguardi, apprezza le tue piccole vittorie, come l’aver raggiunto l’hotel, l’aver chiesto indicazioni, l’essere riuscito a mangiare da solo in un locale senza sentirti in imbarazzo.

La tua sicurezza è importante, quindi ricordati di fare un’assicurazione, di segnarti i numeri di emergenza e di iscriverti al portale della Farnesina “Dove siamo nel Mondo” per comunicare il tuo allontanamento dall’Italia.

Viaggiare da soli è pericoloso? Sì e no. Essendo noi responsabili di noi stessi, saremo in guardia e impareremo ad ascoltare il nostro istinto, così come facciamo quando giriamo da soli per la nostra città in zone meno familiari. Gli accorgimenti sono sempre gli stessi.

 

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Tempio Shaolin, Cina

 

 

Perché viaggiare da soli?

 

Partiamo da soli per riscoprire la libertà, per prenderci il nostro spazio, per distanziarci dai problemi, per non sentirci limitati dagli altri.

Quindi prepara la tua borsa con l’indispensabile e vai, perché quando tornerai potrai gridare con orgoglio:

 


“Ce l’ho fatta!”





Travel Psych Tips: per approfondire


Bianchi, C. (2016). Solo holiday travellers: Motivators and drivers of satisfaction and dissatisfaction. International Journal of Tourism Research, 18(2), 197-208.

 

 

 

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