Cinque sensi in viaggio: guarda, ascolta, annusa, gusta e tocca

1 Giugno 2021

Andiamo a mangiare qualcosa?

 

Passeggiavo per le vie di Chinatown con Lele e un sonoro languorino ci fa entrare in una delle tante rosticcerie con le insegne in ideogrammi, dove ci immergiamo con tutti i cinque sensi.

Lì, una signora ci accoglie con un italiano elementare e ci fa accomodare a un freddo tavolino di metallo. Sopra, una tovaglietta, due bacchette e dei tovaglioli plastificati. Di fianco a noi, una ragazzina cinese con le cuffiette è intenta a mangiare mentre guarda una serie tv. Dalla parte opposta, un uomo dai tratti orientali gusta i suoi noodles in brodo accompagnando ogni boccone con un rumore sonante – che è simbolo, in Asia, di apprezzamento: più rumore fai, più ti piace.

Io e Lele ci siamo ritrovati così a sorridere e a ricordare “quella volta in quella rosticceria di Pechino”.

Ecco perché parliamo di cinque sensi in viaggio.

 

Rosticceria a Pechino, Cina

 

 

Come usare i 5 sensi in viaggio

 

I sensi rappresentano le nostre vie d’accesso al Mondo. Grazie ad essi, possiamo acquisire informazioni su ciò che ci circonda.

Lo facciamo in modo volontario, come quando scegliamo di ascoltare una voce o di mangiare in un ristorante; ma lo facciamo anche in modo inconsapevole, ad esempio quando sentiamo un brivido per un cambio di temperatura nella stanza, o quando intorno al nostro tavolo siamo circondati da lucette e brusii. Come esseri viventi, siamo predisposti, attraverso i recettori situati in ogni parte del corpo, a sentire e ad assorbire ciò che ci circonda, ad immergerci nelle situazioni che stiamo vivendo.

Quando viaggiamo non stiamo solo spostando il corpo, ma ci introduciamo in una nuova realtà. I nostri 5 sensi sono attivati, attirati, intrigati dall’insolito che si trasforma in memorie di viaggio. Pensa a quando da una fotografia ci tornano in mente i profumi o i rumori di un luogo. La nostra mente sta ricostruendo una memoria di viaggio rintracciando tutte quelle sensazioni vissute in quel momento, rendendole presenti.

Ma come “funzionano” i cinque sensi in viaggio?

Fermati un momento, scopriamo insieme come attivare ogni tuo recettore per vivere un viaggio poli-sensoriale.

 

 

Che cosa vedi? La vista in viaggio

 

Quando siamo in viaggio, la vista è il primo senso in cerca di appagamento.

Gli occhi bramano nuove linee di paesaggi, architetture e fisionomie, si lasciano catturare da colori, dai contrasti e dal variare della luce. Prima di una macchina fotografica, è il nostro sguardo ad inquadrare una scena, a cogliere l’essenza di un panorama, a farsi rapire fino all’orizzonte.

La vista è infatti la nostra modalità più raffinata. I recettori all’interno nei nostri occhi, grazie alla luce, sono in grado di cogliere una miriade di informazioni che sono inviate al nostro cervello, per definire consapevolmente i tratti, le caratteristiche, la profondità, l’ampiezza e la vicinanza di un’immagine.

Quando sono andata a Hong Kong, volevo vedere la fatidica Montane Mansion, un edificio appartenente ad un complesso residenziale – chiamato Monster building – diventato famoso grazie al film Transformers 4: l’Era dell’Estinzione. Esco dalla metropolitana e mi dirigo ad una scalinata che mi porta nel cortile interno di Montane Mansion dove resto immobile per qualche istante con il naso all’in su. Mi sono ritrovata circondata da mura in cemento altissime, oltre trenta piani, un numero spropositato di finestrelle e pianerottoli, panni stesi e scatole dell’aria condizionata, che si ripetevano ogni mezzo metro. Un caos visivo, d’impatto mostruoso, che diventava pian piano attraente per quel fascino decadente e grottesco, tipico della sovraffollata “urban jungle”.

 

Travel Psych Tips: esercizio

Quando sei in viaggio, rallenta il tuo programma giornaliero e concediti dei momenti di pausa in cui osservare la vita quotidiana. Prova a esplorare quel luogo con gli occhi partendo dai dettagli, cogli i colori predominanti, le forme, le fisionomie, recupera dei punti di riferimento come palazzi, insegne o incroci. Attraverso lo sguardo, entra a far parte di quel luogo, rendilo tuo, fino a trovare benessere.

 

“Vista” a Hong Kong – cinque sensi in viaggio

 

 

Quali suoni riesci a sentire? L’udito in viaggio

 

Dopo la vista, tra i sensi in viaggio, è l’udito che esige attenzione.

L’udito, infatti, è il nostro mezzo più importante per raccogliere le informazioni sull’ambiente e il principale canale di comunicazione.

Abbiamo sempre bisogno, dopo lo shock visivo, di far adattare le nostre orecchie ai nuovi suoni provenienti dalla natura o dalla vita urbana, dalla lingua straniera, dai rumori quotidiani. Per abituarci, serve un momento in cui assorbire ciò che ci circonda, riconoscere i suoni familiari, distinguere quelli tipici di un luogo, maturare un po’ di confidenza.

La prima volta a New York, l’energia vibrante di questa città mi aveva letteralmente intrigata. I rumori della strada mi erano molto familiari, simili a quelli della mia città, eppure erano completamente diversi e unici a modo loro. Differente era il “clacson”, il brusio sui marciapiedi, il rumore della metropolitana, lo scoppiettare della piastra delle bancarelle di street food, le canzoni cantate dagli artisti per strada. I suoni pian piano diventavano sempre più riconoscibili e caratteristici, diventano i “suoi”.

 

Travel Psych Tips: esercizio

In viaggio, dedica del tempo ad ascoltare. Mettiti comodo e chiudi gli occhi, cerca di sentire il suono del tuo respiro. Ora prova a prestare attenzione ai rumori intorno a te, prima quelli vicini e poi quelli lontani, prova a scomporre il brusio. Torna sul tuo respiro e di nuovo ascolta il mondo esterno. Questo è un esercizio non solo per immergerti e conoscere un luogo, ma è molto utile qualora avessi bisogno di riposare la mente o sentissi un po’ di agitazione.

 

vista panoramica di New York city

“Udito” a New York City – Cinque sensi in viaggio

 

 

Che odori e profumi ci sono? L’olfatto in viaggio

 

I sensi in viaggio vengono inevitabilmente coinvolti, anche quando non vorremmo. È il caso dell’olfatto, uno dei sensi più primitivi, enigmatici e decisivi per la nostra sopravvivenza, perché ci aiuta a percepire il mondo sia da vicino, come il profumo di un alimento, sia da lontano, come l’odore di un incendio.

L’olfatto funziona in modo apparentemente semplice eppure, il suo funzionamento ancora non è stato del tutto chiarito. Le molecole nell’aria vengono apprese dai recettori nelle narici che mandano un messaggio corrispondente alla nostra corteccia. Il nostro cervello determina la tipologia di odore e lo associa a memorie e emozioni.

Ti sei mai accorto che attraverso un odore siamo in grado di rievocare memorie di luoghi, determinare situazioni, individuare persone, scegliere tra alimenti e provare sensazioni?

Il nostro olfatto parla alle zone più profonde del nostro cervello – le aree limbiche e l’ippocampo – coinvolte nei processi emotivi e mnemonici.  L’olfatto dà un valore “edonico” all’odore che sentiamo, se è buono o cattivo, gradevole o sgradevole, se ci piace oppure no.

Gli odori sono quindi strettamente connessi all’integrazione di memorie emotive, di cui il viaggio ne è pieno.

A Fès, una delle città imperiali del Marocco, ho avuto uno scambio molto intrigante con molteplici odori, che oggi sono memorie che rievoco non appena ne sento una molecola. Quando percepisco la rosa, mi torna in mente il tempo passato in un negozio di spezie ad annusare vasetti, in cerca dell’essenza per un profumo da portare a casa. Se sento un odore acre e pungente, mi tornano in mente le concerie dove vengono lavorate le pelli di animali, ma anche l’aroma rinvigorente e fresco delle foglie di menta tenute sotto le narici per osservare questa antica lavorazione.

 

Travel Psych Tips: esercizio

Quando sei in viaggio, cerca di annotarti i profumi che senti come un segugio che descrive un tracciato. Quando tornerai a casa, ti accorgerai di aver creato una mappa olfattiva del luogo e di aver vissuto e conosciuto ancora più intensamente quella terra.

 

 

 

Che sapore ha? Il gusto in viaggio

 

Uno dei cinque sensi più solleticato in un viaggio è senza dubbio il gusto.

La sensibilità dei diversi stimoli gustativi varia da punto a punto sulla lingua, in base a quattro gusti concordati che sono il dolce, il salato, l’acido e l’amaro. Eppure, il gusto non funziona da solo. Senza l’olfatto, il cibo perde sapore e non sapremmo distinguere un bicchiere di vino da uno di aceto.

La preferenza su ciò che per noi è buono o cattivo, dipende dalla nostra storia passata, dal corredo genetico, dalla nostra attivazione sensoriale e dalle nostre aspettative.

Basta pensare che per alcune sottopopolazioni asiatiche il gusto “acido” è buono, mentre per quelle occidentali meno. Se ci soffermiamo sulle nostre aspettative, è stato dimostrato che, bevendo lo stesso vino etichettato con modi diversi, saremo propensi a preferire il bicchiere proveniente da una bottiglia presentata come più costosa – ecco perché mangio spesso in locali molto, molto “local”.

Quando siamo in viaggio, sperimentare un iter del gusto può essere una piacevole o una sgradevole – ma indimenticabile – avventura. Ma l’utilità del gusto in viaggio non si ferma qui. Attraverso il cibo, possiamo recuperare tantissime informazioni su un luogo: la varietà di materie prime definisce la fertilità di una terra, le diverse tipologie di cucine ci indicano l’influenza straniera, le modalità con cui si mangia ci raccontano le tradizioni di un popolo.

Per cena, in una locanda tra le risaie di Longji, non sapevo cosa mangiare tra riso in bianco al vapore, carne di animali e di insetti, e patate all’aglio. Forse vedendoci un po’ titubanti, arrivati alla chiusura del locale, i ristoratori hanno invitato me e Lele al loro tavolo per condividere un hot-pot, del brodo in cui immergere il cibo da cuocere. In quel momento le patate all’aglio e il riso insipido sono passati in secondo piano. Quella sera ho potuto avvicinarmi e scoprire non solo la varietà di cibo, ma anche il lato umano e ospitale e le tradizioni ancora presenti di un paese, la Cina, davvero poco compreso. 

 

Travel Psych Tips: esercizio

Ti sfido a provare ogni giorno qualcosa di nuovo e di diverso, cercando, almeno una volta, di andare oltre alle tue consapevoli preferenze di gusto. Cerca di evitare locali troppo “stranieri” e fermati alla tradizione e alle pietanze locali, in modo da estrarre informazioni sulla cultura, sulla storia e sulle abitudini di quel paese.

 

Alcuni consigli di base per mangiare in modo sicuro:

  • Quando sei fuori a mangiare, cerca di prediligere cibi cotti, frutta sbucciata e ingredienti locali.
  • In diversi paesi, l’acqua potabile è un serio problema quindi, laddove è possibile, scegli una bibita sigillata o porta con te una borraccia da viaggio con un filtro per l’acqua – o potresti ritrovarti, come è  successo a me nel viaggio in Cina, a bere da una caraffa d’acqua bollente portata in ebollizione per depurarla.
  • Ovunque vai, assicurati di avere con te dei fermenti lattici e delle medicine per la digestione. Spesso, infatti, è sufficiente una quantità diversa di spezie, che comunemente non useremmo, per darci fastidio.

 

“Gusto” in Cina – Hot-Pot condiviso e brindisi a Longji

 

 

Che sensazioni ti da sulla pelle? Il tatto in viaggio

 

L’ultimo senso, il tatto, è spesso trascurato in viaggio, eppure è il più esteso in quanto terminazioni nervose. Il tatto riguarda tutto il corpo, è quindi il primo ad esporsi completamente all’ambiente esterno.

Il tocco delle nostre mani possiede dei poteri straordinari. Con una carezza, un abbraccio, una pacca sulla spalla, o una stretta di mano, siamo in grado di influire sia sullo stato d’animo, nostro e altrui, sia sulle attitudini: un abbraccio genera fiducia e vicinanza, una carezza indica cura e intimità, il tocco su una spalla trasmette forza e coraggio, una stretta di mano dimostra condivisione e reciprocità.

Quando siamo in viaggio, inevitabilmente presteremo meno attenzione al beneficio psicologico del contatto umano perché richiede complicità e confidenza, mentre è più facile soffermarsi sulle sensazioni tattili distinguendo il caldo dal freddo, il liscio dal ruvido, il morbido dal solido.

Ringrazio il jet-lag che, in Messico, mi ha permesso di svegliarmi ogni giorno all’alba regalandomi uno dei momenti più rinvigorenti della giornata. A Playa Paraiso ero solita dirigermi a piedi nudi in spiaggia per vedere il sole sorgere e lì mi fermavo ad ascoltare le sensazioni del corpo. La sabbia era soffice e bianca come farina, fresca e dolce come una carezza. Con l’alzarsi del sole, aumentava gradualmente la temperatura dell’aria che avvolgeva il mio corpo che piano piano si regolava. Era diventato un momento rigenerante e sereno che mi riempiva di sensazioni positive per iniziare una nuova giornata.

 

Travel Psych Tips: esercizio

In viaggio regalati sempre dei momenti di consapevolezza su come ti senti immerso in un ambiente. Usa il tocco per percepire ciò che ti circonda, dai materiali artificiali alla natura.

 

“Tatto” a Playa Paraiso, Messico – Cinque sensi in viaggio

 

 

I cinque sensi in viaggio sono la finestra più autentica e immediata per vivere pienamente un’avventura in giro per il Mondo.

 

 

Se non ci immergiamo con i 5 sensi, viaggiamo solo a metà

 

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