Viaggio consapevole a Bali: una settimana nell’Isola degli Dei oltre il turismo di massa
C’è un momento preciso, quando si torna in un luogo amato, in cui ci si chiede se sarà ancora capace di parlarci.
Dopo l’avventura a Java sul vulcano Bromo, un volo di appena cinquanta minuti e un nuovo fuso orario ci riportano sull’isola dove, anni fa, è iniziato il nostro amore per questa parte di mondo.
Bentornati a Bali.
Il nostro primo viaggio qui risale al 2016 (in questo articolo sulle aspettative in viaggio, ti racconto le prime impressioni). Allora era stata la spiritualità diffusa, intrecciata alla natura e alla vita di comunità, ad avvolgerci: un’atmosfera che sembrava invitare a rallentare, a osservare, a sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Prima di tornare, in molti ci avevano avvertito: «Sarà uno shock, è completamente cambiata». Eravamo pronti anche a una possibile delusione. Che, però, non è arrivata.
Forse perché avevamo imparato dai nostri errori. La prima volta avevamo sottovalutato le distanze, mangiato i cibi sbagliati nonostante i consigli, capito poco di alcune usanze. Avevamo persino rischiato di perdere l’aereo tornando dalle Gili lo stesso giorno della partenza, affidandoci a una barca incerta e senza un driver ad attenderci.
Questa volta pensavamo di essere stati più accorti… anche se Bali ama ricordarti che il controllo, qui, è sempre relativo.
LEGGI ANCHE: Quando perdi un volo a Bali (e impari a gestire gli imprevisti di viaggio)
Indice dei contenuti
La Bali che non conosci: spiritualità, equilibrio e galli
Bali è spesso chiamata Isola degli Dei, ed è l’unica isola dell’Indonesia a maggioranza induista. In un arcipelago prevalentemente musulmano, qui sopravvive una forma unica di induismo: l’induismo balinese, che mescola elementi induisti, animisti e buddhisti.
La vita quotidiana è attraversata da una continua ricerca di equilibrio tra forze opposte: dharma (ordine, armonia) e adharma (caos, disarmonia), con l’obiettivo ultimo del moksa, la liberazione dal ciclo delle rinascite.
Il mondo, secondo questa visione, è diviso in tre livelli:
- Suarga, il cielo, dimora degli dei
- Buwah, il mondo degli uomini
- Bhur, il regno delle forze oscure
La spiritualità non è un appuntamento, ma una presenza costante: influenza l’architettura, la disposizione dei villaggi, la struttura delle case, il modo di stare con gli altri e con la natura.

Viaggio consapevole a Bali tra templi, risaie e spiritualità
E poi ci sono loro: i galli di Bali.
Passeggiando nei villaggi o vivendo in una casa tradizionale, la loro presenza è costante. Non sono semplici animali da cortile, ma parte integrante della famiglia. Vengono curati, nutriti, protetti sotto grandi ceste intrecciate.
Nell’induismo balinese esiste un antico rito, il tajen, che include il combattimento rituale dei galli come forma di purificazione: il sangue versato (tabuh rah) è considerato un’offerta per ristabilire l’equilibrio spirituale. Oggi questa pratica è illegale al di fuori del contesto religioso, ma resta profondamente radicata nelle cerimonie tradizionali.
Avvicinarsi a una cultura nuova significa anche incontrare ciò che ci mette a disagio. È proprio lì che il viaggio diventa occasione di crescita: sospendere il giudizio, osservare, ascoltare, provare a comprendere. Ogni tradizione racconta un frammento dell’anima di un popolo.
A Bali “grazie” si dice Suksma

Pura Ulun Danu Beratan
Le nostre giornate a Bali, lontane dalle folle
Giorno 1 – L’alba sul mare
Arriviamo la sera tardi da Surabaya e dormiamo vicino a Tanah Lot, il tempio sul mare che, secondo la tradizione, protegge l’isola dagli spiriti maligni dell’oceano.
All’alba, Tanah Lot è silenzioso. Le offerte (canang sari) sono ancora intatte, l’aria profuma di incenso, fiori e salsedine. La spiritualità qui non si visita: si respira.
Dopo colazione lasciamo l’hotel all’interno del parco del tempio e ci spostiamo verso nord. Dal finestrino scorrono risaie, campi coltivati, villaggi. È la Bali che ricordavamo.
Dove dormire: Natya Hotel Tanah Lot

Tanah Lot
Giorni 2 e 3 – Natura, acqua, connessione
La nostra base è a Bedugul, in una guest-house circondata da risaie e foresta. Le case balinesi raccontano molto di questa cultura: prima si costruisce il tempio di famiglia, poi, attorno a un cortile, prendono forma le stanze.
Sono giorni dedicati alla natura: cascate nascoste, risaie centrali, templi dell’acqua.
Abbiamo visitato:
- Banyu Wana Amertha Waterfall
- Banyu Mala Waterfall
- Leke Leke Waterfall
- Nung Nung Waterfall
Cascate che non si concedono subito: si raggiungono scendendo gradini, attraversando ponti, ascoltando il rumore dell’acqua prima ancora di vederla. La fatica diventa parte dell’esperienza.
Dove dormire: Pondok Nyoman Bedugul by AGATA
LEGGI ANCHE: Le cascate del Nord di Bali: dove l’acqua insegna a lasciarsi andare

Nung Nung – La mia cascata preferita a Bali
Le Jatiluwih Rice Terraces, patrimonio UNESCO, si aprono poi a perdita d’occhio: un esempio potente di armonia tra uomo e natura.
Visitiamo anche due templi dedicati alla dea dell’acqua:
- Pura Ulun Danu Tamblingan, antico e silenzioso, non visitabile all’interno
- Pura Ulun Danu Beratan, più noto, da vedere al mattino presto
In questi giorni siamo accompagnati da Patu, figlio del proprietario della guest-house. Con lui condividiamo chilometri, caffè a bordo strada, conversazioni sui nostri mondi lontani. Siamo stati davvero bene, siamo grati di aver passato tempo insieme a una persona tanto gentile.
[Abbiamo questa “brutta” abitudine di affezionarci alle persone belle, quando ci siamo salutati, è scesa anche una lacrimuccia]

Pura Ulun Danu Tamblingan
Giorno 4 – Quando il viaggio cambia ritmo
Ci spostiamo verso est per dormire in una bamboo villa. Proprio quel giorno arriva il maltempo. La pioggia, in una casa di bambù, amplifica rumori, umidità, freddo.
Al di là dell’atmosfera suggestiva, la villa era bellissima, faccio fatica a consigliare questa esperienza: nel nostro caso, prezzo e qualità non erano allineati. È un buon esempio di come alcune strutture siano pensate più per il turismo che per raccontare davvero Bali.
Dove dormire: Kumbuh Jungle

Se vuoi vedere le peggiori 48 ore di viaggio a Bali, ti invito a vedere questo reel (clicca sull’immagine)
Giorno 5 – Ritorno al sud
Rientriamo a Seminyak, sotto la pioggia. Zona molto turistica, ma con un grande vantaggio: l’offerta culinaria. Qui si mangia benissimo, grazie a cuochi internazionali e ristoranti di qualità. Infatti ci siamo consolati con un’ottima pizza nel ristorante del nostro hotel.
Un’informazione spero utile: per i souvenir, sorprendentemente, abbiamo trovato pezzi migliori in aeroporto (nella zona dei voli domestici) rispetto alle zone turistiche.
Dove dormire: Grandmas Plus Hotel Seminyak

Spiaggia a Seminiyak senza tramonto
Giorno 6 – La partenza
Rientriamo con fatica a Giacarta per il volo intercontinentale. Bali, come spesso accade, ci accompagna fino all’ultimo con una prova di pazienza.

Ambiente moderno e cosmopolita a Sud di Bali – hotel zona Tanah Lot
LEGGI ANCHE: Itinerario Indonesia: 22 giorni tra Molucche, Bromo e Bali lontana dalle folle
Bali dopo dieci anni: cosa è cambiato
Ho amato Bali anche questa seconda volta. Ma alcune trasformazioni sono evidenti:
più costi per ogni cosa, richieste di denaro spesso poco chiare, prezzi in aumento, cementificazione, traffico, smog. L’isola è diventata un grande luogo di investimento e questo ha un prezzo ambientale e sociale.
Questo significa non venire più a Bali? No.
Significa viaggiare con più responsabilità e consapevolezza. Uscire dalla logica della FOMO, non ridurre l’isola a quattro spot instagrammabili, non fermarsi solo a Ubud, Canggu e Nusa Penida. La magia di Bali vive nei silenzi del mattino, nei campi di riso, nell’incenso che brucia davanti alle case, nel profumo di frangipane.
Bali non è necessariamente trasformativa.
Bali ha, però, il potere di insegnarci qualcosa sull’equilibrio, sulla relazione con la natura, sul valore della lentezza.
Viaggiare qui in modo consapevole significa non consumare l’isola, ma lasciarsi invadere da ciò che ha ancora da raccontare.

Per i campi nel Nord di Bali
Travel Psych tips: Informazioni utili
Come arrivare
Come muoversi
Ci siamo mossi con auto e driver privato organizzato con gli alloggi: più comodo e spesso più economico di Grab sulle lunghe distanze.
- Spostamenti lunghi: 300.000–500.000 IDR
- Driver giornaliero: 600.000–700.000 IDR
Il motorino è adatto solo a chi è esperto; sconsigliato nel nord per strade ripide e scivolose.
Cosa mangiare
Dai warung locali ai ristoranti internazionali. La cucina indonesiana è aromatica e intensa: Nasi Goreng, Satay, Rendang, Gado Gado, Soto, oltre a street food come i Gorengan e dolci come il Pisang Goreng.
Come sono i balinesi
Sorridenti, gentili, profondamente legati alle tradizioni. Nelle zone turistiche può esserci più insistenza, ma basta allontanarsi per incontrare un’accoglienza autentica.

Grazie Patu




Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!