Cinque giorni in Islanda: come organizzare il viaggio (e sentirsi libere)
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Cinque giorni in Islanda: consigli per organizzare il viaggio (e sentirsi libere)
Questo viaggio in Islanda è nato come un viaggio tra amiche.
Un’idea condivisa, una data scelta, pochi paletti. Non immaginavamo che, strada dopo strada, si sarebbe trasformato in un’esperienza di indipendenza e libertà così concreta: guidare da sole per ore, prendere decisioni quotidiane, adattarci a ciò che trovavamo senza che nessuno decidesse per noi.
Se nel primo articolo ho raccontato cosa l’Islanda muove dentro, qui voglio raccontare come rendere possibile quell’esperienza, senza ansia e senza rigidità. Perché la libertà emotiva nasce anche da una buona organizzazione pratica.
Viaggiare in Islanda: semplice, ma con consapevolezza
L’Islanda non è una meta complicata, ma è una meta che non ama l’improvvisazione totale.
La natura è potente, gli spazi sono enormi, le distanze reali. Prepararsi non significa togliere magia al viaggio, significa creare le condizioni per viverlo con più serenità.
Ed è proprio questa combinazione, informazione e fiducia, che ci ha permesso di sentirci libere, non sotto controllo.

Documenti, sicurezza e sanità: partire leggeri anche nella testa
Dal punto di vista burocratico, l’Islanda è una delle mete più semplici in Europa:
- per gli italiani non serve il visto
- basta la carta d’identità valida per l’espatrio
- la patente è indispensabile per noleggiare l’auto
Sul tema sicurezza posso dirlo con chiarezza: è uno dei paesi più sicuri che abbia mai visitato. Anche attraversando zone completamente disabitate, non ho mai percepito pericolo. Per chi ha paura di viaggiare, questo è un aspetto fondamentale: l’isolamento qui non è minaccioso, è spazio.
Il sistema sanitario è efficiente. Resta sempre valido il consiglio di stipulare un’assicurazione viaggio: non per paura, ma per alleggerire la mente. Uso l’assicurazione Chapka da diversi anni ed è quella che ti consiglio (qui trovi uno sconto del 5% dedicato a te)
Clima, fuso orario e natura che decide
Il meteo islandese è famoso perché cambia velocemente, anche più volte nella stessa giornata. Sole, vento, pioggia, neve: tutto può convivere.
Noi siamo partite a inizio marzo e abbiano avuto la fortuna di trovare sempre sole, temperatura a -10 e vento a circa 70km/h solo in pochi momenti.
- L’Islanda è 1 ora indietro rispetto all’Italia in inverno
- 2 ore indietro in estate (non adotta l’ora legale)
Essendo una nazione vulcanica, è possibile – anche se non frequente – che un’eruzione comporti variazioni ai voli o alle strade. Prima di partire, è sempre bene consultare il sito “Viaggiare Sicuri” della Farnesina.
Non per creare allarmismo, ma per partire informati.
E quando sai cosa aspettarti, l’ansia si riduce.
Muoversi in Islanda: l’auto come spazio di libertà
Viaggiare in Islanda significa guidare. Molto.
C’è una sola grande strada che gira intorno all’isola, la Ring Road, e poi strade secondarie che portano verso cascate, fiordi, ghiacciai, spiagge nere. A un certo punto l’asfalto finisce e iniziano le sterrate.
L’auto non è solo un mezzo: diventa uno spazio mentale. È lì che si rallenta, si guarda fuori, si chiacchiera, si sta in silenzio.
Che auto scegliere
Noi abbiamo scelto un 4×4, stabile e piuttosto pesante. È una scelta che consiglio, soprattutto fuori dall’estate.
Importante anche l’assicurazione:
- copertura per le portiere (il vento può spalancarle con forza)
- copertura per strade sterrate
- carro attrezzi incluso
Le strade sono ampie, pulite, ben segnalate. Guidare non è difficile: è diverso. E quando smetti di avere fretta, diventa sorprendentemente piacevole.
Ti consiglio di confrontare le auto e i prezzi dal motore di ricerca Discover Cars.

Internet, telefono e comunicazione
Una delle cose che più ci ha rassicurate è stata la connessione costante. Internet prende praticamente ovunque, anche nelle zone più remote. Questo serve anche per ricevere messaggi di emergenza su strade chiuse o zone pericolose.
Il roaming europeo funziona senza problemi.
Tutti parlano inglese, anche se la lingua islandese è motivo di grande orgoglio nazionale. Se preferisci una e-sim mantenendo il tuo numero e con internet dati illimitato, allora ti consiglio Holafly a cui mi sono appoggiata in questi ultimi anni di viaggi all’estero (a questo link hai uno sconto del 5% dedicato a te)
Due parole utili:
- Hæo Bless – ciao
- Takk fyrir– grazie
Come vestirsi: il corpo al sicuro, la mente più calma
In Islanda l’abbigliamento è fondamentale. Vestirsi bene non è una questione estetica, ma una forma di cura e attenzione verso se stessi.
Indipendentemente dal periodo, ti consiglio di portare sempre con te:
- abbigliamento a cipolla
- intimo termico
- pile caldo
- giacca impermeabile e antivento
- scarpe da trekking impermeabili
- calze tecniche
Io sono stata a marzo, con temperature intorno ai -10°C, vento fino a 70 km/h e sei ore di luce. Avevo con me pantaloni e giacca da sci, guanti, cappello, copricollo e ramponcini per il ghiaccio.
Quando il corpo è al caldo e protetto, la mente smette di preoccuparsi. E puoi davvero osservare ciò che ti circonda.
Non dimenticare un costume: le sorgenti termali, anche quelle naturali e gratuite, sono una delle esperienze più belle del viaggio.
Cibo e quotidianità: adattarsi senza stress
La cucina islandese riflette il territorio: agnello, pesce, latticini. Mangiare fuori è costoso, quindi il nostro approccio è stato semplice: alloggi con cucina e spesa nei supermercati locali (come Bonus).
Abbiamo mangiato fuori solo un paio di volte. Alcuni piatti incuriosiscono, altri meno. È normale. Anche questo fa parte dell’adattamento in viaggio.
Piatti tipici:
-
Skyr (simile allo yogurt greco)
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Pylsur (hot dog di agnello)
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Plokkfiskur (pasticcio di pesce)
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Kjötsúpa (zuppa di agnello)
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Rugbraud (pane di segale cotto con il calore geotermico)
Costi, parcheggi ed escursioni
L’Islanda è una meta cara. Io avevo stimato circa 200 euro al giorno, includendo alloggio, auto e vitto (la spesa totale è divisa in 4 persone), e la stima si è rivelata corretta.
La buona notizia è che:
- molte meraviglie naturali sono gratuite
- i parcheggi si pagano tramite app e costano relativamente poco (controlli automatici)
- esistono numerose terme naturali libere
Le escursioni extra, come le grotte di ghiaccio, hanno un costo più elevato, ma regalano esperienze davvero uniche. Se vuoi guardare altre escursioni in Islanda, ecco uno sconto per te su Get Your Guide del 5% con il codice: TRAVELPSYCH5
Cinque giorni in Islanda: il nostro itinerario, raccontato con lentezza
Giorno 1 – Partenza e primo impatto
Il viaggio è iniziato con un volo Wizz Air da Milano di circa quattro ore e mezza. Siamo atterrate in Islanda quando il sole era già sceso sotto l’orizzonte e la luce lasciava spazio a un cielo freddo e pulito, di quelli che sembrano azzerare i pensieri.
Proprio per l’orario serale, abbiamo scelto di non spingerci subito lontano e di fermarci sulla penisola nei dintorni dell’aeroporto, concedendoci una prima notte di adattamento. Dormire in una piccola casetta immersa nel silenzio, come al Sandgerdi Cottages, è stato il modo migliore per entrare gradualmente nel ritmo islandese: lento, essenziale, senza distrazioni. Qui il buio della notte nordica ci ha dato la possibilità di vedere la nostra prima aurora boreale.

Giorno 2 – Verso Vík: cascate e spiaggia nera
Il secondo giorno abbiamo iniziato davvero a guidare. Circa tre ore di strada, con la sensazione costante che ogni chilometro meritasse una sosta.
Lungo il percorso ci siamo fermate alla Commonwealth Farm e poi davanti alle prime grandi protagoniste del viaggio: le cascate.
In Islanda ce ne sono più di diecimila e ognuna ha una personalità propria. Seljalandsfoss e Skógafoss non sono solo “belle”: sono esperienze sensoriali complete. Il frastuono dell’acqua che cade, il vento che si alza improvvisamente, il vapore che bagna il viso, gli arcobaleni che compaiono quasi senza avvisare.
Iconiche, grandi e ruggenti, circondate dal ghiaccio e dalla roccia, mi hanno fatto venire voglia di tornare in Islanda anche d’estate, per sentirle ancora più potenti e fragorose.
Nel pomeriggio siamo arrivate alla Reynisfjara Beach, la celebre spiaggia nera. Le colonne di basalto si innalzano come cattedrali naturali e le onde dell’oceano arrivano improvvise, forti, imprevedibili. Qui serve attenzione: non bisogna avvicinarsi troppo all’acqua.
Il suo fascino sta proprio in questo equilibrio sottile tra bellezza e pericolo. Sarei rimasta seduta per ore, al sicuro, semplicemente a guardare le onde nascere e infrangersi.
Abbiamo dormito vicino alla spiaggia, alle Black Beach Suites, cullate dal rumore lontano dell’oceano.


Giorno 3 – Il giorno del ghiaccio
Il terzo giorno è stato interamente dedicato al ghiaccio, con circa tre ore di guida all’andata e altrettante al ritorno. Una giornata intensa, fisica, emotiva.
Arrivare alla laguna di Jökulsárlón è stato come entrare in un altro mondo. Il blu intenso del ghiaccio della laguna di Jökulsárlón è dovuto alla sua purezza: assorbe le lunghezze d’onda rosse e lascia passare quelle blu, creando un colore irreale.
Al parcheggio, c’era il punto di incontro per iniziare la nostra escursione sul ghiacciaio perenne Vatnajökull.
Mai avrei pensato di trovarmi nel cuore di un ghiacciaio e di entrare in una sua grotta. La temperatura era sotto zero, ma il sole brillava. Camminavamo controvento, con folate fino a 70 km/h che rendevano ogni passo faticoso.
Poi siamo scese nella grotta di ghiaccio. Buio, silenzio, occhi spalancati. Davanti a noi, mille sfumature di blu modellate dall’acqua, sempre più pura e trasparente. In quell’istante i pensieri si sono zittiti: wow, sono nel cuore di un ghiacciaio.
Poco distante, Diamond Beach sembra una spiaggia cosparsa di diamanti: blocchi di ghiaccio che si depositano sulla sabbia nera, portati dalla laguna.
Nel pomeriggio abbiamo visitato Svartifoss, una delle cascate più belle ed eleganti che abbia mai visto, incastonata tra stalattiti di ghiaccio e colonne di basalto, e osservato il ghiacciaio Svínafellsjökull, parte della grande calotta del Vatnajökull. Un paesaggio così estremo da sembrare un altro pianeta, non a caso scelto anche dal cinema per ambientazioni surreali, come Interstellar.


Giorno 4 – Il Circolo d’Oro
Il quarto giorno è stato dedicato al celebre Circolo d’Oro, chiamato così perché racchiude alcuni dei “tesori” geologici e storici più importanti del paese.
Lungo il percorso ci siamo fermate ad accarezzare i cavalli islandesi e poi al cratere di Kerið, formatosi circa 6.500 anni fa. Camminare lungo il suo perimetro permette di osservare un contrasto cromatico incredibile: il lago turchese (in inverno ghiacciato), la terra rossa, il muschio verde.
A Þingvellir ci si trova in un luogo unico: qui è nato il parlamento più antico del mondo e qui si vede chiaramente la frattura tra la placca nordamericana e quella euroasiatica. Storia e geologia che convivono nello stesso spazio. Qui ho passeggiato, scalato e fatto lo scivolo tra due placche terrestri, non è incredibile?
Gullfoss, la “Cascata d’Oro”, è pura potenza. Due salti d’acqua che precipitano in una gola profonda. Sapere che è stata salvata grazie alla determinazione di una donna, Sigríður Tómasdóttir, le dà un valore ancora più forte.
Infine la zona di Geysir, con Strokkur che erutta regolarmente getti d’acqua bollente fino a 30 metri, ricordandoti che sotto i tuoi piedi la terra è viva.
Abbiamo dormito alla Björk Guesthouse.


Giorno 5 – Snæfellsnes e Reykjavík
Il rientro verso la capitale è stato lungo, circa cinque ore, ma abbiamo deciso di allungarlo visitando la penisola di Snæfellsnes, spesso chiamata “mini-Islanda”. In pochi chilometri si concentra una varietà incredibile di paesaggi.
Il ghiacciaio Snæfellsjökull, carico di miti e leggende, è stato scelto da Jules Verne come ingresso al centro della Terra. Qui realtà e immaginazione sembrano sfiorarsi.
Ai piedi del monte Kirkjufell si trova Kirkjufellsfoss, uno dei luoghi più fotografati del paese, mentre la spiaggia di Ytri Tunga è famosa per l’avvistamento delle foche.
Il viaggio si è concluso a Reykjavík, una città fatta di contrasti: case colorate in lamiera accanto a edifici futuristici, modernità e terreno vulcanico che convivono senza sforzo.
Come descriverei l’Islanda con poche parole?
Emozionante.
Non solo per ciò che si vede, ma per come ti fa sentire.
Prepararsi bene non significa togliere libertà.
La crea.
Questo viaggio, nato come una semplice partenza tra amiche, si è trasformato in un’esperienza di fiducia, autonomia e libertà. L’Islanda ci ha insegnato che non serve controllare tutto per sentirsi al sicuro: serve conoscere, rispettare e poi lasciarsi andare.
Se vuoi approfondire cosa questo viaggio muove dal punto di vista emotivo e psicologico, ho raccontato l’altra faccia dell’esperienza nell’articolo dedicato al vissuto interiore del viaggio.
Perché testa e cuore, in Islanda, viaggiano sempre insieme.













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