Il Natale nel Mondo in 5 tappe culinarie: tra reciprocità e terra – Terza tappa: Africa

22 Dicembre 2018

Nelle tappe precedenti ti ho portato a festeggiare il Natale in Europa e negli Stati Uniti. Oggi voglio portarti nella parte di Mondo in cui l’essenzialità è parte della vita quotidiana: l’Africa.

Un continente variopinto, ricco di tradizioni etniche, culturali e religiose fortemente difese (spesso fino al conflitto). Una terra di contrasti violenti, permeata però, per sua natura, da valori di profonda umanità quali la condivisione, la solidarietà e la fratellanza.

 

 

Un esempio meraviglioso di reciprocità e tolleranza lo possiamo trovare, ad esempio, in Senegal, luogo in cui la minoranza cristiana si riunisce in chiesa la sera del ventiquattro di dicembre nel mentre che la voce del muezzin richiama i musulmani alla preghiera. Il giorno seguente le famiglie cristiane invitano a pranzo i vicini di casa per condividere il cibo dallo stesso piatto. Alberi natalizi in plastica, un Babbo Natale in maglietta e tanti doni, addobbi e umanità proprio secondo la tradizione.

 

 

E’ momento di festa anche in Africa Centrale, dove il Natale coincide con il raccolto del cacao, un momento di abbondanza festeggiato per le strade con processioni e canti.

La concezione del Natale si modifica in Sud Africa, dove i coloni britannici ricordano le loro fredde origini festeggiando sulla sabbia al posto che sulla neve, sotto al sole al posto che nella nebbia, con i fiori al posto delle palline decorative, ma rifocillandosi sempre con pudding.

 

 

In tutto il continente africano, solitamente vengono serviti piatti unici dove ingredienti semplici, nutrienti ed essenziali si incontrano, quali riso, cous cous, carne, pesce e verdura e spezie.

Ad esempio, il riso Jollof, piatto senegalese che unisce riso e pollo (qui la ricetta) oppure gli Zighinì, piatto tipico eritreo ed etiope che unisce il riso allo spezzatino di manzo, da mangiare con il tipico pane injera (qui la ricetta).

Il menù in tavola dipende dalla terra su cui si poggiano i piedi, ma ovunque, per tradizione – o necessità – si mangia in compagnia e con le mani.

 

 

Per un Natale fatto di reciprocità e condivisione con il prossimo, nella sua più pura essenzialità, per dimenticare, almeno un giorno, le difficoltà e i problemi che tormentano questo continente.

 

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