Un volo in offerta, un bagaglio a mano ed una settimana a disposizione, ed eccomi con Lele sull’isola di Sal a Capoverde, un arcipelago di isole africane a metà strada tra l’Europa e il Sud America, una terra “creata” dai coloni portoghesi mentre si espandevano in giro per il Mondo.
Prima di partire, non sapevamo cosa aspettarci. Nel nostro immaginario, la parola “Capoverde” riecheggia come un paradiso caraibico, lussureggiante, dove stare a mollo in un mare turchese a suon di ritmi travolgenti. Leggendo le esigue e contraddittorie recensioni sull’isola di Sal e sfogliando le poche fotografie trovate su internet, quell’immaginario paradiso si è pian piano ridimensionato e trasformato in ciò che realmente l’isola di Sal era: sì, un paradiso, un’isola circondata da un mare turchese in cui stare a mollo tutto il giorno circondati da un’atmosfera allegra e rilassata. Sal è anche un’isola desertica dai panorami suggestivi.
“Qui il tempo dura di più, no stress”
Ci dice il tassista in aeroporto prendendoci in giro per il ritardo del volo e preannunciandoci lo stile di vita che avremmo provato nei giorni successivi.
La verità è che, dopo aver appoggiato i piedi su questa terra, possiamo dire con certezza che questo paradiso ha superato le nostre aspettative.
Ed ora ti spiego il perchè in sei esperienze imperdibili da fare sull’isola di Sal.
Sono le 7.00 del mattino e sul pontile ci siamo solo io, Lele, i primi pescatori e i cani che si stiracchiano sulla spiaggia e che ti inseguono in cerca di coccole. La calma qui si tocca con mano, accarezza la pelle, è nei movimenti e nelle parole che si scambiano le persone per le strade di Santa Maria.
Il tempo passa lentamente, con naturalezza, tra un bagno nel mare turchese, una passeggiata sulla spiaggia bianca, un incontro e una chiacchiera con un negoziante per le strade variopinte di Santa Maria. La giornata si dilata e scorre senza accorgersene, in totale armonia e calma.
E quando riesci a rendere i tuoi ritmi abituali in sintonia con quelli dell’isola, aspettare venti minuti per un caffè guardando le onde non sarà più un problema.
No stress.
Odore di pesce appena pescato, le squame si attaccano come un rivestimento alle assi del pontile e sotto le suole delle nostre infradito ormai da buttare. Canti, risate e grida per segnalare dove portare il pescato.
Il pontile di Santa Maria è pieno di gente, un via vai di persone intente a pulire e a trasportare carriole stracolme di pesci colorati e di diverse dimensioni, da cernie a tonni.
Un signore ci descrive orgoglioso come hanno pescato le murene che si stanno seccando al sole mostrandoci gli arpioni. Un altro vuole una foto di famiglia con la coda di tonno intorno al viso della moglie che ride e lo spinge via.
Una ragazzina ci fa vedere come toglie le squame dalle cernie appena arrivate e prende in giro il fratellino che si spaventa di fronte alle interiora e sgambetta dietro di noi.
E poi, da una bacinella piena di acqua emerge Ruben che ascolta il mare dalle conchiglie e ci chiacchiera come se fosse al telefono.
Arrivi alla fine del pontile, osservi le barche muoversi e fare avanti e indietro sul mare. La tua attenzione è poi catturata dal conto alla rovescia dei ragazzi che a gara si tuffano in mare, di testa, facendo capriole nell’aria o lanciandosi con una coinvolgente risata.
Qui si ascolta la colonna sonora di Sal, un ritmo a suon di battute sul pesce e un coro di voci, da cui farsi coinvolgere in ogni momento della giornata.
Cuore pulsante.
Una lingua di sabbia fine fine, quella che si appiccica nei pori della pelle, nelle fessure degli zaini e che, per un motivo o per un altro, te la ritrovi in valigia una volta tornato a casa come fosse un ricordo del viaggio. Il mare di Sal è bellissimo.
La spiaggia di Santa Maria ha un mare trasparente e turchese in cui sogni di tuffarti non appena i tuoi occhi lo vedono. Sul lato sinistro del pontile, la spiaggia si anima di mattina tra turisti e lezioni di surf, mentre il pomeriggio, con la bassa marea, i bambini si accalcano sui neri scogli che emergono dall’acqua per vedere e raccogliere i ricci di mare.
Andando a destra del pontile, si sviluppa un litorale lungo circa due chilometri di sabbia bianca che resta vivace tutto il giorno. Le onde sono più mosse, ma l’acqua resta di un colore che si confonde con il cielo.
Dopo una lunga passeggiata, Lele ed io ci fermavamo ogni giorno davanti l’hotel Hilton dove il mare dai colori incantevoli era talmente pulito e trasparente da vedere i pesci vicino a riva e i pescatori pronti con le reti. Si respira un’aria salutare ricca di salsedine, che non tira la pelle, così piacevole da permetterti di rimanere a mollo in acqua per poi uscire e rientrare a piacimento, tutto il giorno.
Superando Santa Maria, a sud-ovest dell’isola, si incontra la spiaggia di Ponta Preta, una distesa interminabile di sabbia animata dai forti alisei rendendola perfetta per il windsurf, più che per un tuffo. Non potendo nuotare, a Ponta Preta è possibile visitare la mattina il SOS Tartarugas, un’organizzazione che gestisce la stazione per la salvaguardia delle tartarughe marine che depositano le uova.
Onde da sogno.
Camminando per le colorate strade di Santa Maria, io e Lele siamo stati subito coinvolti dalla vitalità e dal ritmo allegro di questa cittadina.
Le persone non esitano a salutarti, a farsi conoscere, a raccontarti delle loro vite. Nel post sulle riflessioni di questo viaggio a Capoverde, ho già parlato di Baba, Ruben, Mara, Samba e Picasso, che ci hanno coinvolto nella loro vita e permesso di condividere con loro del tempo tra una chiacchiera e un sorriso.
Uomini, donne e bambini, gli abitanti di Sal non smettono di sorridere allegramente, di salutarti con un cordiale “Ciao amico“, di ballare per strada, di rilassarsi all’ombra delle poche palme o al fresco delle botteghe. Le persone non perdono occasione di avvicinarsi a te per scambiare due chiacchiere, a volte insistenti forse, ma sempre con lo scopo di renderti partecipe della vita dell’isola.
Siamo rimasti colpiti dalla presenza di numerosi cani liberi che passeggiano per le strade e le spiagge di Sal. Anche loro sono abitanti di questa isola.
Ti inseguono la mattina presto per cercare una carezza, si sdraiano accanto a te in spiaggia per riposare tranquilli, giocano tra le onde non appena “gli umani” si allontanano per l’arrivo della cena. I cani sono docili, non invadenti, e ti osservano con occhi languidi tutto il giorno ricordandoti che ci sono anche loro.
Abitanti anche a quattro zampe.
Una giornata intera è stata dedicata all’esplorazione dell’isola di Sal la cui estensione è di appena 30 chilometri. La jeep ci è passata a prendere in hotel e da lì, con un gruppo di turisti portoghesi, siamo andati alla scoperta di quel territorio.
Il panorama di Sal è un continuo mutare in paesaggi aridi e poi mari agitati. Ed ecco distese di sabbia e poi sculture di roccia vulcanica. Infine immensi crateri vulcanici e poi quiete cittadine.
Un susseguirsi di scenari suggestivi dove la natura è dirompente, dove l’uomo cerca di insinuarsi a fatica, e noi sempre sbalorditi nell’essere lì e poter guardare.
Come a Murdeira, dove le onde si infrangevano sulla lava solidificata mostrandoci la veemenza della natura. A Burracona, dove siamo rimasti affascinati dal contrasto tra il nero delle rocce e il blu intenso del mare.
Siamo rimasti a contemplare la distesa piatta di terra arida e rossiccia a Terra Boa, luogo di “miraggi” per i capoverdiani, dove la linea pianeggiante all’orizzonte è interrotta solo da un cratere vulcanico dalle pareti scultoree intorno a cui girarci attorno.
In questo luogo, i coloni portoghesi crearono una ferrovia che attraversa la roccia per estrarre il sale, chiamato un tempo “l’oro bianco” da esportare in tutto il mondo. Oggi restano le geometriche vasche piene di acqua e minerali, dai colori rosacei e candidi che dall’alto del miradouro all’ingresso sembrano brillare.
L’adrenalina sale a Baia da Parda dove abbiamo conosciuto da vicino gli abitanti più selvaggi dell’oceano, gli squali. Ci siamo avvicinati in acqua con lenti passi mentre i piccoli di questi pesci ci passavano tra le gambe.
L’essere umano “riappare” nei piccoli e umili paesi di Palmeira, paese portuale con alle spalle – purtroppo – le torri delle fabbriche, ed Espargos, località vicina all’aeroporto, dove ci siamo fermati a mangiare.
Il punto critico che abbiamo incontrato a Sal è stato proprio nei dintorni di queste zone abitate. Qui ci sono le sedi di industrie, alcune abbandonate e dismesse altre con le ciminiere funzionanti, circondate da spazzatura, che rendono l’aria irrespirabile e il panorama sgraziato.
L’isola di Sal è di per sé inospitale per l’uomo da sempre. Eppure, tutt’oggi viene forzatamente abitata e sfruttata rendendo le condizioni di vita dei capoverdiani critiche e povere. Ed è soprattutto qui che si mostra l’autentica Sal.
La natura primordiale è sovrana.
L’influenza europea e l’importazione degli alimenti ha causato la presenza di locali più ricercati e di cucina internazionale con un’ampia varietà di scelta.
Sal è l’isola che non ti aspetti
E’ riduttivo parlare di Sal per il suo turismo europeo emergente, è superficiale parlare di quest’isola come un’arida distesa di terra. Sal è molto di più.
Sal è un’isola arida e inospitale, circondata da un mare turchese accecante, tenuta viva dal ritmo lento scandito dalle calde risate e voci dei suoi abitanti, e sono proprio questi suoi lati a renderla suggestiva, avvolgente e calorosa. E un volta che sei tornato a casa, ciò che ti resta nel cuore è solo morabeza.
Abbiamo alloggiato presso il Gest Plain Apartments, posizionato in modo strategico per vivere la vivacità di Santa Maria senza esserne sommersi e direttamente su una delle spiagge balneabili più piacevoli.
Siamo arrivati a Sal con un volo diretto da Milano con solo bagaglio a mano della compagnia Cabo Verde Airlines. Il volo dura circa sei ore.
Siamo stati a Sal una settimana alla fine di agosto. Abbiamo trovato sempre il sole – tranne un solo giorno – e una temperatura perfetta per godersi il mare. L’unica nota dolente era la quantità di zanzare che si mostravano puntuali ogni sera.
Sal non è un’isola dove fare una vacanza propriamente low-cost, ma è ancora molto economica rispetto allo stile occidentale. Il cambio, pur essendo favorevole, è inficiato dalla possibilità di pagare in Euro, spesso preteso, che porta ad equiparare la valuta. Nonostante avessimo un appartamento, abbiamo preferito mangiare fuori essendo la spesa costosa e con poca varietà di alimenti nell’unico supermercato – cinese – presente nella città.
Un ringraziamento speciale a Gabriele, mio compagno di vita e di avventure, che pazientemente mi ha seguita ed immortalata in questo viaggio.
Una psicologa con la valigia sempre in mano.
Benvenuti nel blog di Psicologia del viaggio.
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