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Weekend a Lisbona: il racconto di una fuga romantica

29 Aprile 2019

Galeotto fu un volo Ryanair.

Fu talmente forte la tentazione che ci fu impossibile rinunciare, e così, zaino in spalla, ci demmo alla fuga romantica primaverile.

 

Lisbona la destinazione

 

Avere a disposizione appena due giorni non permette di visitare i luoghi turistici di una città quindi io e Lele decidiamo semplicemente di girovagare come due anime che vibrano e risuonano per dar vita a melodia.

Come prima impressione, Lisbona ha un fascino discreto e decadente, sembra naturalmente sofisticata. La mattina presto apriamo le persiane della nostra finestra su Belém, il quartiere nell’estremo ovest di Lisbona, e la luce calda e il profumo salmastro dell’oceano ci inebriano e rimandano all’età in cui questo paese era il paese dei grandi viaggiatori, degli esploratori.

Lisbona è tutta da scoprire.

 

 

Ci dirigiamo verso un piccolo bar che si affaccia sul fiume Tejo per la colazione, dove il sapore dolce del pastéis de nata dolce tipico – si unisce a quello del buon caffè espresso portoghese – bica – e ti fa sentire in sintonia con la città.

 

 

 

La nostra attenzione è richiamata dal Ponte 25 de Abril, un lungo ponte sospeso che collega Lisbona alla vicina città di Almada, attraversato da un flusso incessante di macchine e treni. È imponente, moderno, di acciaio rosso, costruito alla fine degli anni ’60 ma il cui nome è in memoria del colpo di stato militare del 1974 che riportò la democrazia in Portogallo. Alle porte di Almada, subito alla fine del ponte, si vede all’orizzonte il Cristo del Rei, la statua eretta a fine anni ‘40 ed inaugurata nel ‘59 per ringraziare Dio di aver risparmiato il paese dall’orrore della seconda guerra mondiale.

 

Ponte 25 de Abril, Lisbona

 

 

 

L’aria che profuma di libertà e un’atmosfera estremamente pacifica ci sono stati di buona compagnia mentre percorrevamo la camminata che costeggia il fiume, una strada di porfido chiaro su cui si alternano turisti festosi e portoghesi sportivi e mattinieri.

 

 

 

 

 

Camminando camminando, arriviamo alla fermata Alcantara-Mer dove si trova la LX-Factory, una vecchia e gigantesca fabbrica riconvertita oggi nel cuore creativo di Lisbona, dove pullulano atelier, laboratori di grafica, design e gallerie d’arte.

 

 

Prendiamo il treno per dirigerci verso il centro della città e arriviamo a Praça do Comércio, all’inizio della zona Baixa-Chiado. Il quartiere è stato interamente ricostruito dopo il terribile terremoto del Settecento e oggi si presenta come il cuore commerciale della città, una zona moderna con grandi viali pedonali in cui camminare tranquillamente – o quasi, dato che ogni cinque metri qualcuno offre hashish, ma questo un po’ ovunque.

 

 

 

 

E saliamo saliamo saliamo fino a perderci per i vicoli del Barrio Alto, chiedendoci ad ogni incrocio

 

se inseguire le nuvole o tornare verso il mare.

 

 

Ogni angolo di questa zona è affascinante, un misto di storia e angoli decadenti abbelliti da alberi fioriti e azulejos colorati. Negozietti di antiquariato, di moda, di artigianato e di conservas (sardine in scatola) in un’atmosfera dai tratti vintage.

 

 

 

 

Ci fermiamo in una piccola piazza poco distante per mangiare qualcosa e riposare nel dehor di un locale, immergendoci nella calma di quella giornata serena e primaverile, per poi raggiungere il Museo Arquéologico do Carmo. Qui vediamo con i nostri occhi una delle immagini più suggestive di Lisbona, la navata di una chiesa risalente al 1389 e unico frammento rimasto integro dopo il grande terremoto.

Ed ora, il suo tetto sono le nuvole. Un incanto.

 

 

 

Per scendere dal Barrio – poteva essere utile per salire, ma c’era troppa coda – , prendiamo l’elevador da Bica, una piccola e cigolante funicolare d’epoca su cui ammirare le case color pastello del quartiere, per poi tornare verso casa.

 

 

La luce calda del calare del sole che si rispecchia nell’acqua ci richiama nuovamente sulla riva del fiume Tejo. Alla nostra destra scorgiamo l’imponente monumento del Padrão dos Descobrimentos, costruito nel 1960 per celebrare l’età portoghese delle scoperte e delle conquiste. Lì c’erano le spiagge dove approdavano le navi degli esploratori di ritorno dai viaggi esotici, come Vasco da Gama di rientro dalla speziata India, il cui feretro è oggi custodito nel cuore storico-culturale di Belém, il Mosteiro dos Jerónimos, che si erge alle nostre spalle e che ospita anche la tomba di Fernando Pessoa. Poco più avanti, intravediamo la Torre di Belém, capolavoro in stile gotico e manuelino che, armonico, si erge all’orizzonte di questo splendido tramonto.

 

 

 

Una cena a base di pesce, e poi, fattasi notte dopo una giornata intensa, decidiamo di concederci a cuscino e lenzuola.

 

 

L’ultima mezza giornata la dedichiamo al quartiere Alfama, il più antico, controverso e forse attraente di Lisbona. Fu casa di pescatori, marinai e prostitute, oggi appare ancora sciatto e decadente, con ciottoli a terra e mura sbiadite, un intricato labirinto di viuzze strette e anguste scalinate, con un susseguirsi di tuk tuk e passanti, tram e caddy.

 

 

 

Quel labirinto ci conduce spontaneamente prima alla cattedrale e poi al Miradouro de Santa Luzia, dove ad aspettarci c’era un panorama indimenticabile tinto nelle tonalità pastello dei rossi tetti, delle bianche mura e del blu oceano. Una cornice resa perfetta dal sottofondo malinconico della musica popolare fado – che significa “destino”intonata dagli artisti di strada, e dalla limonada rinfrescante che tenevamo in mano.

 

Musicisti di strada, Miradouro de Santa Luzia, Lisbona

 

Miradouro de Santa Luzia, Lisbona

 

Miradouro de Santa Luzia, Lisbona

 

Questo dolce e straziante sentimento ci accompagna fino al Rossio, la piazza dove a guardarci dall’alto c’era il moresco Castelo de São Jorge.

 

 

Salutiamo la bandiera portoghese sventolante da una delle torri, un ultimo caffè, una calamita presa al negozietto di souvenir, e riprendiamo la metro per tornare in aeroporto.

 

 

 

Lisbona rimanda ad un romanticismo dai sapori nostalgici e retrò, da tornarci ogni volta che quella sensazione malinconica torna a stringere il cuore e a richiamare alla mente le immagini suggestive che ti ha fatto vivere questa città.

 

Saudade.

 

 

Travel Psych Tips: dormire, muoversi, mangiare, comunicare

 

Dormire

Abbiamo dormito a Sentir Belém 2E nel quartiere di Belém. Il quartiere è rilassante e ben collegato al centro città per la linea ferroviaria e i numerosi tram, ma per un giorno e mezzo è stato un po’ scomodo e avremmo preferito dormire in una zona più vivace anche di sera.

 

Muoversi

Lisbona ha un’ottima rete di trasporti, dai tram ai pullman alle funicolari ai treni. Famoso il tram 28 che attraversa il quartiere Alfama che noi ci siamo risparmiati perché sempre tremendamente affollato. Prendete Viva viagem, un biglietto giornaliero per i mezzi pubblici che vi farà notevolmente risparmiare in soldi e fatica per i piedi – fate solo attenzione alla tipologia di abbonamento che si differenzia tra quello per i mezzi pubblici e per il treno che hanno prezzi simili (4 euro e 4.60 euro). La città offre poi mezzi alternativi, dai tuk tuk da fermare per strada alle biciclette ed i monopattini da noleggiare sulla riva del fiume.

 

Mangiare

C’è l’imbarazzo della scelta, troverete pietanze di mare, di carne e vegetariane per tutte le tasche e tutti i gusti. Nel quartiere di Belém abbiamo mangiato al Floresta de Belém ristorante portoghese a buon prezzo e con abbondanti piatti di pesce.

Da provare una colazione con combinazione bica e pastéis de nata per sentirsi in pace con la città dal primo momento della giornata.

 

Comunicare

Noi non sappiamo il portoghese e non siamo riusciti a capirne una parola, ma il suono di questo idioma è inimitabilmente piacevole e divertente. L’inglese è diffuso e molti ristoratori parlano l’italiano. Inutile dirlo, fatevi due risate.

 

Un ringraziamento speciale a Gabriele, mio compagno di vita e complice in questa fuga romantica.

 

 

 

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