Un weekend in Veneto alternativo: arte, architettura e vino tra le colline del Prosecco
A volte basta una deviazione per cambiare il carattere di un viaggio.
È quello che è successo durante il mio weekend in Veneto, nato con una destinazione precisa e arricchito lungo la strada da alcune tappe che inizialmente non avevo previsto.
Mi stavo dirigendo verso un piccolo paese tra le Prealpi bellunesi, dove mi aspettava un incontro culturale dedicato al mio libro “L’imprevisto del viaggio, Piccola guida per chi teme di smarrirsi”, accompagnato da una passeggiata letteraria immersa nella natura.

Passeggiata letteraria per presentare il libro “L’imprevisto del viaggio. Piccola guida per chi teme di smarrirsi” con l’associazione culturale La chiave di Sofia e la Biblioteca Chiodo Fisso nel comune di Tarzo (clicca l’immagine per leggere il post dedicato su Instagram)
Mi aspettavano diverse ore di macchina e, come capita spesso quando si parte, stavo controllando su Google Maps il percorso da seguire. È stato proprio guardando la mappa che ho individuato un paio di deviazioni interessanti, luoghi che meritavano una visita e che si trovavano a una distanza ragionevole dal tragitto iniziale.
Ho deciso di inserirli nel programma, una scelta che si è rivelata particolarmente felice, perché quelle tappe improvvisate hanno finito per diventare alcuni dei momenti più belli del weekend.
Il risultato? Un itinerario tra architettura contemporanea, arte neoclassica, paesaggi vitali, piccoli borghi e sapori locali, un susseguirsi di scoperte che hanno nutrito occhi e pancia.
Ecco le tappe di questo weekend in Veneto che si è rivelato alternativo e che potremmo riassumere con un’espressione: tra il sublime e la delizia.
Indice dei contenuti
Prima tappa del weekend in Veneto: il Memoriale Brion
Nella campagna trevigiana, ai margini del piccolo cimitero di San Vito d’Altivole, si trova uno dei luoghi più sorprendenti dell’architettura italiana del Novecento: il Memoriale Brion, ultima grande opera di Carlo Scarpa, realizzata tra il 1970 e il 1978 su commissione di Onorina Tomasin Brion, in memoria del marito Giuseppe, fondatore dell’azienda Brionvega.
Già dall’ingresso si ha la sensazione di entrare in uno spazio con una propria identità, in cui ogni elemento sembra rispondere a un disegno preciso. Due grandi cerchi intrecciati accolgono il visitatore e introducono a un percorso fatto di geometrie inaspettate, strutture in cemento, mosaici dorati, specchi d’acqua e piccoli edifici immersi nel verde.
L’architettura di Carlo Scarpa tra memoria, amore e paesaggio
L’architettura ha qualcosa di organico e moderno, con forme che sembrano anticipare un tempo diverso, nascere nell’ambiente, adattarsi alla luce e agli elementi, pur mantenendo un legame profondo con la tradizione. Scarpa intreccia suggestioni veneziane e bizantine con riferimenti all’architettura giapponese, alla quale era particolarmente legato, dando vita a un’opera in cui materiali, proporzioni, luce e acqua dialogano continuamente.
È proprio questa attenzione ai dettagli a rendere la visita tanto interessante: basta cambiare posizione per osservare una prospettiva diversa, seguire il riflesso dell’acqua sulle superfici, cogliere una geometria che prima era rimasta sullo sfondo. L’architettura si rivela gradualmente, attraverso uno sguardo che viene spontaneamente invitato a osservare con maggiore attenzione.
Il Memoriale è molto più di una tomba monumentale. È un complesso concepito come un giardino commemorativo, nel quale il ricordo della storia d’amore dei coniugi Brion si traduce in un’opera di grande intensità, capace di parlare anche a chi arriva senza conoscere la storia dei suoi committenti o il lavoro dell’architetto.
Personalmente, è stata una visita che mi ha colpita per la capacità di tenere insieme elementi apparentemente lontani: la memoria e la vita, la materia e la luce, la monumentalità e la delicatezza. Anche chi non ha una particolare familiarità con l’architettura può trovare in questo luogo qualcosa di interessante, perché l’esperienza passa prima di tutto attraverso lo sguardo e la relazione con lo spazio.
Una prima tappa che merita assolutamente di essere inserita in un itinerario alla scoperta del Veneto meno conosciuto.
Il Memoriale coinvolge chi visita, celebrando l’amore e la vita e trasformando una storia privata in un racconto universale.

Memoriale di Brion, weekend in Veneto
Travel Psych Tips – Visitare il Memoriale Brion
Dove: San Vito di Altivole, in provincia di Treviso, accanto al cimitero comunale.
Gestione e accesso: il Memoriale è affidato al FAI. L’ingresso autonomo è gratuito durante gli orari di apertura, mentre le visite guidate sono a pagamento e richiedono la prenotazione.
Quanto tempo dedicare: considera circa un’ora per esplorare il complesso, osservare le diverse strutture e goderti il percorso senza fretta.
Accessibilità: la visita si svolge prevalentemente all’aperto. Sono presenti gradini, rampe, dislivelli e tratti su prato; il FAI segnala difficoltà di fruizione per chi ha una mobilità ridotta. È consigliabile consultare le indicazioni ufficiali prima della visita.
Curiosità cinematografica: il Memoriale Brion è stato scelto anche come ambientazione per rappresentare il pianeta Kaitain in Dune – Parte Due, il film di Denis Villeneuve.
Per orari aggiornati, aperture e prenotazioni delle visite guidate: Memoriale Brion – sito ufficiale FAI.
Seconda tappa del weekend in Veneto: Gipsoteca di Canova
Lasciato il Memoriale Brion, il viaggio prosegue verso Possagno, piccolo paese ai piedi del Monte Grappa che custodisce un patrimonio artistico di grande valore: il Museo Gypsotheca Antonio Canova, dedicato a uno dei più importanti scultori del Neoclassicismo.
Una gipsoteca è un museo che raccoglie opere e modelli in gesso, spesso utilizzati come passaggio intermedio nella realizzazione delle sculture definitive in marmo o in bronzo. Quella di Possagno è la più grande gipsoteca monografica d’Europa e conserva i modelli originali in gesso dai quali Canova ricavò alcune delle sue opere più celebri, oggi custodite nei musei di tutto il mondo.
Entrare nelle sale e ritrovarsi circondati da quelle figure bianche è un’esperienza che mi ha colpita fin dai primi istanti. La luce naturale, il candore dei gessi e la monumentalità degli spazi creano un’atmosfera quasi solenne, nella quale le sculture sembrano prendere vita attraverso le ombre e le prospettive.

Gipsoteca di Antonio Canova, weekend in Veneto alternativo (clicca l’immagine per guardare il video dedicato su Instagram)
La bellezza del gesso prima del marmo
A sorprendermi, però, è stata soprattutto la possibilità di avvicinarmi al processo creativo dell’artista. Siamo abituati a conoscere Canova attraverso i suoi capolavori in marmo, esposti nei grandi musei internazionali, dove la perfezione delle superfici e la levigatezza della materia restituiscono un’immagine compiuta dell’opera.
Qui lo sguardo incontra una fase diversa del lavoro: i modelli in gesso, i segni della lavorazione, le forme ancora legate alla ricerca e alla sperimentazione. È possibile osservare da vicino ciò che precede la scultura definitiva, riconoscendo nel risultato finale un percorso fatto di studio, intuizione, tecnica e sensibilità.
La visita comprende la casa e il laboratorio di Canova, la grande ala ottocentesca, progettata da Francesco Lazzari, e l’ampliamento realizzato da Carlo Scarpa tra il 1955 e il 1957. Quest’ultimo merita un’attenzione particolare: l’architetto ha costruito un dialogo raffinato tra le sculture, la luce naturale e il paesaggio circostante, attraverso vetrate, superfici e giochi di prospettiva che cambiano la percezione delle opere. Nell’ala progettata da Scarpa, per esempio, le celebri Grazie sono collocate in uno spazio in cui la luce e il riflesso dell’acqua contribuiscono a valorizzare le forme, creando una relazione sorprendente tra architettura e scultura.
È stata una visita che mi ha lasciato un senso di meraviglia, anche perché ha unito due delle mie curiosità: l’arte e l’architettura. La consiglio a chi ama questi linguaggi, naturalmente, e anche a chi pensa di conoscerli poco, perchè la bellezza delle opere e la particolarità degli ambienti riescono solo a coinvolgere e mandare in estasi.
Gipsoteca, dal greco “gypsos” gesso

Il processo creativo di Antonio Canova, Gipsoteca
Travel Psych Tips – Visitare il Museo Gypsotheca Antonio Canova
Dove: Via Canova 74, Possagno (Treviso).
Cosa vedere: la Gipsoteca con l’ala ottocentesca e l’ampliamento progettato da Carlo Scarpa, oltre alla Casa natale di Antonio Canova, che conserva disegni, dipinti, incisioni ed effetti personali dell’artista.
Quanto tempo dedicare: ti suggerisco almeno due ore, soprattutto se desideri visitare anche la Casa natale e osservare con attenzione le diverse sezioni del museo.
Biglietto intero: 13 euro, secondo le tariffe pubblicate sul sito ufficiale. Sono previste riduzioni.
Curiosità culinaria: il bianco etereo è anche nel dolce tipico del paese, la meringa.
Per orari, biglietti e informazioni aggiornate:Museo Gypsotheca Antonio Canova – sito ufficiale.

Il giardino della casa di Antonio Canova, weekend in Veneto
Terza tappa del weekend in Veneto: pranzo tra i vigneti del Valdobbiadene
Dopo tanta bellezza, era arrivato il momento di concederci una pausa gastronomica. Proseguendo verso le colline del Valdobbiadene, ho cercato un agriturismo dove poter mangiare qualcosa, anche se l’orario era ormai piuttosto insolito per un pranzo.
La ricerca mi ha portata all’Agriturismo Casa Bolò della Famiglia Corrado, una struttura a conduzione familiare immersa nel paesaggio vitato della zona, che abbiamo scoperto con molto piacere.
L’ambiente è rilassante, con i vigneti intorno e un’atmosfera che invita a prendersi il proprio tempo. È uno di quei posti in cui il paesaggio diventa parte dell’esperienza gastronomica: il vino del territorio, il cibo e il panorama si incontrano in una dimensione piacevole e informale.
Siamo arrivati a metà pomeriggio e la cucina aveva terminato il servizio, quindi abbiamo rinunciato al pranzo vero e proprio, approfittando comunque della possibilità di assaggiare alcuni ottimi antipasti. Una sosta breve, nata un po’ per caso, che ci ha permesso di conoscere un altro angolo delle colline trevigiane.
Quarta tappa del weekend in Veneto: nei dintorni dei laghi di Revine
La giornata prosegue verso Vittorio Veneto, dove abbiamo scelto di pernottare in vista dell’appuntamento del giorno successivo a Tarzo, con la presentazione del mio libro e la passeggiata letteraria organizzata dall’associazione culturale La Chiave di Sofia e la Libreria Chiodo Fisso.
Questa zona del Veneto mi ha riservato un’altra piacevole sorpresa: la qualità dell’offerta gastronomica e l’accoglienza di piccole realtà locali, anche in un territorio che, a un primo sguardo, potrebbe apparire lontano dai circuiti turistici più conosciuti.
Per il pernottamento abbiamo scelto l’Agriturismo del Bosco, una struttura che abbiamo apprezzato molto e che si è rivelata una piacevole soluzione per soggiornare in questa parte della provincia di Treviso.
PS. E’ specializzato in carni pregiate di allevamento, ma sono presenti anche opzioni vegetariane di provenienza direttamente dall’orto. Tutto a Km zero.
Un weekend tra natura e piccoli borghi
Il giorno successivo, dopo la passeggiata letteraria, abbiamo pranzato alla Locanda Codirosso, nel piccolo borgo di Nogarolo di Tarzo. Una bella scoperta gastronomica, che merita una menzione speciale: una cucina casalinga e un ambiente raccolto, in un contesto di paese che conserva un carattere autentico.
Nogarolo era anche il punto di partenza e di arrivo della passeggiata letteraria in cui ho presentato il mio libro “L’imprevisto del viaggio. Piccola guida per chi teme di smarrirsi“, che ci ha accompagnati nei dintorni dei laghi di Revine, un paesaggio naturale particolarmente piacevole, incorniciato dalle colline e dai piccoli centri abitati.
I laghi di Revine, conosciuti anche come laghi di Santa Maria e San Giorgio, si trovano tra i comuni di Revine Lago e Tarzo e rappresentano una meta interessante per chi desidera alternare la visita ai borghi a una passeggiata nella natura. Il paesaggio cambia con le stagioni e offre scorci piacevoli sulle acque, sulla vegetazione e sulle colline circostanti.
È stata una conclusione molto bella per questo weekend, anche perché la passeggiata e l’incontro con le persone del territorio hanno aggiunto una dimensione diversa al viaggio: quella fatta di relazioni, racconti e occasioni di conoscenza che spesso diventano la parte più personale di un’esperienza.
Se stai programmando un fine settimana in Veneto, ti suggerisco di dedicare un po’ di tempo anche a questa zona, magari scegliendo Tarzo, Revine Lago o Vittorio Veneto come base per esplorare i dintorni.
Buon weekend in Veneto un po’ alternativo!












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