Le fatiche del pendolare e i suoi 5 vantaggi

17 Settembre 2019

“Avviso viaggiatori”

 

Si accende l’altoparlante della metropolitana per avvisare di un guasto che causa rallentamenti. Ed ecco che ti senti preso in giro, un gioco del destino, e la mente inizia a correre in avanti “sì ma quanto in ritardo? Proprio oggi?!? Perderò il treno! Devo chiamare…”.

Il disagio quotidiano dei pendolari. Che sia metro, bus, treno o macchina, gli imprevisti sono all’ordine del giorno: guasti, ritardi, scioperi, code, cancellazioni, traffico.

Essere un pendolare non è per niente semplice. La giornata lavorativa si dilata obbligando risvegli presto e rientri in tarda serata. Ciò comporta una riduzione delle ore di sonno – che si recuperano il weekend – stanchezza eccessiva e un nervosismo che influisce profondamente sul benessere della persona.

 

L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo: problematici sono soltanto il conducente, i compagni di viaggio e la strada. – Franz Kafka

 

 

Le fatiche del pendolare

 

Ho fatto la vita da pendolare per un anno, viaggiando ogni giorno per 90 minuti ad andare e 90 minuti per tornare, uscendo di casa presto e tornando la sera tardi. Con me sui treni altre migliaia di persone. Chi si isola con musica e video, chi si aliena con un buon libro, chi cerca di mantenere un dignitoso equilibrio dinamico con in volto l’espressione insofferente di chi vorrebbe essere altrove, chi urla al telefono e chi borbotta nel sentirlo gridare.

Un quadro, dunque, fatto di cattivi odori, inquinamento acustico e disagio generale e diffuso.

Che vitaccia.

 

Essere un pendolare comporta problematiche da non sottovalutare sia fisiche che psicologiche:

 

 

  • Rabbia e ansia: gli orari variabili dei mezzi e la scarsa flessibilità di quelli del lavoro – e i conseguenti ritardi, scioperi, problemi, orari di ferie/straordinari indesiderati – comportano nervosismo ed incertezza. L’insofferenza del tragitto verrà trasmessa al lavoro e poi riportata fino a casa, influendo sul benessere nella propria sfera relazionale, amicale e famigliare. A questo si aggiungono sintomi spesso legati alla somatizzazione dell’ansia e dello stress quali problemi nel sonno, disturbi gastro-intestinali, cardiovascolari e muscoloscheletrici.

 

  • Stress lavoro correlato: in una società “prestazionale” come la nostra, sono i numeri che contano. Quando, all’interno del nostro ambito lavorativo percepiamo una limitata libertà decisionale, l’invadenza del datore di lavoro, un eccessivo carico di mansioni ed un ambiente, in generale, negativo, allora ci sono le premesse per raggiungere un livello di stress eccessivo che il corpo e la mente non possono sopportare a lungo senza che ciò aumenti i fattori di rischio per la salute psicofisica. Se questa è la situazione in cui senti di trovarti, il mio consiglio è di rivolgerti ad uno specialista per capire come affrontare il problema. In certi casi potresti scoprire di non essere tu il problema, e che non si tratti semplicemente di “resistere e sopportare”, perchè potresti scoprire di essere protagonista di un caso di mobbing (argomento di cui parleremo più avanti in post e video dedicati, relativi ad una mia brutta esperienza).

 

Ora di punta ad Hong Kong

 

 

  • “Amnesia da pendolare”: quanti di voi si ricordano esattamente cosa hanno fatto in viaggio? Sarà capitato a tutti almeno una volta, per stanchezza o per distrazione, di sentirsi la mente assente, come se il corpo venisse trascinato dalle abitudini – un po’ come quando non ci ricordiamo di aver chiuso la macchina. I gesti e i comportamenti automatici diventano pian piano automatismi, ma, nel caso del pendolarismo, questa calma apparente è in realtà un’altra e latente versione dello stress accumulato, diventato ormai cronico. 

 

  • Stanchezza mentale e fisica: la stanchezza è direttamente collegata ai punti precedenti perché più la nostra testa è impegnata a giostrarsi per risolvere imprevisti e difficoltà all’interno di scadenze stringenti, più tornati a casa non vorrà fare altro che spegnersi. E più sforzeremo il nostro corpo affinché rispetti i ritmi imposti, più sarà difficile da spegnere la sera (avete presente la sensazione di essere troppo stanchi perfino per dormire?) e più sarà facile addormentarsi in viaggio.

 

  • Abbassamento difese immunitarie: nonostante ci si sforzi con multivitamine e aspirine a gogo, è inevitabile venire esposti a raffreddori – o peggio, influenze e simili. Le condizioni igieniche in cui viviamo non sono quelle di sterilizzazione di un stanza operatoria in ospedale, dunque un sistema immunitario funzionante risulta fondamentale per non fare dell’ambulatorio del medico di famiglia la propria seconda casa. Lo stress è tra i fattori più impattanti sul nostro sistema immunitario, che può inibire molto più di quanto comunemente si pensi. “Chi è felice non si ammala” si suol dire, ed in qualche modo è vero.

 

 

 

 

I Vantaggi del pendolare

 

Ci sono diverse motivazioni dietro alla scelta di fare la vita da pendolare, da esigenze economiche a quelle ambientali a quelle famigliari, ma la maggior parte di noi tende a sottovalutare e a non pesare correttamente i rischi psico-fisici che questo stile di vita comporta. Per questo ho riflettuto su quali possono diventare i punti di forza per fronteggiare il più possibile le problematiche che ti ho riportato sopra.

Essere vittima del pendolarismo, comporta anche dei vantaggi da tenere presente:

 

1) Familiarizzare con l’incertezza

L’ora dell’uscita di casa è forse l’unico punto fermo.

Quando parte il treno, quanto traffico ci sarà, a che ora arriverai al lavoro (e viceversa tornerai a casa) non lo puoi sapere nè prevedere nè gestire. Quindi, ha senso preoccuparsi tanto? Accettare questo grado di incertezza è il primo passo per diminuire lo stress percepito e ci permette di agire su ciò che possiamo: avvisare del ritardo, prendere ore di permesso, provare a rivedere o contrattare gli orari di ingresso e di uscita dal lavoro, farsene una ragione (vedi sotto).

 

2) Plasmare il carattere (e l’anti-sociale che c’è in noi)

Ressa. Calca. Clacson. Caos. Essere un pendolare, che sia in auto o in treno o in bus, richiede un grande sforzo di autodisciplina.

L’invasione del proprio spazio personale è incontrollabile, gli spintoni, le risposte sgradevoli e le occhiatacce sono all’ordine del giorno. In queste circostanze, possiamo dire che tiriamo fuori un po’ il lato difensivo e il lato peggiore di noi, rispettivamente quello a-sociale e quello anti-sociale: adottiamo ogni misura verbale e non verbale per non far avvicinare nessuno a noi, dal distogliere lo sguardo e fissare il finestrino alle cuffie a tutto volume o ci predisponiamo in modo ostile contro chi viola il nostro spazio sbuffando, tirando una gomitata “involontaria” o chiedendo “gentilmente” di alzare il braccio o spostare la borsa, perchè alla fine, “chi ha voglia di condividere in quella ressa e con degli estranei?”.

Imparerete a non diventare assassini professionisti allenandovi a non dare sfogo al lato peggiore di voi, quel lato che tenta, prepotentemente, di emergere ogni qual volta sull’autobus verrete spinti o sul treno vi ritroverete la faccia affianco allo zaino di qualcuno. Allo stesso tempo imparerete a non percepire ogni difficoltà come insormontabile, e non penserete a voi stessi come vittime, ma imparerete a percepirvi come un Bear Grylls metropolitano.

 

 

 

 

3) Essere pragmatici (e produttivi per sé stessi)

Non è tempo perso. Possiamo fare una rivalutazione del tempo che abbiamo a disposizione – in base ovviamente a come viaggiamo – e sfruttare quel periodo di transizione massimizzandolo per altri obiettivi.

C’è chi ascolta la musica per distrarsi, chi legge un libro per immergersi nella propria bolla intellettuale o fantastica, chi sfrutta il tempo per chiamare amici e parenti, chi ne approfitta per studiare con audio o appunti.

Prova a pianificare come spendere il tuo tempo a disposizione. Rendi le ore del viaggio, in qualche modo, piacevoli e utili.

 

4) Ironia al punto giusto

Rendere questo viaggio come un appunto da raccontare e viverlo in modo più ironico è un’ottima alternativa. Certo, dipende dall’umore, dalla giornata e dal meteo, ma nessuno ti vieta di farti una risata quando sei appiccicato a qualcuno o di scambiare occhiate e chiacchiere di comprensione – invece che di rabbia – con la persona accanto.

Pensa che, in altri paesi del mondo “chiedere un passaggio sul cassone” è normale – vedi America del Sud  e i paesi del sud-est asiatico – e ridere, scambiare chiacchiere e scherzare tra passeggeri è il modo comunemente usato per rendere più piacevole il tragitto.

Da non fare in Giappone – o forse sì.

 

 

 

5) Diventa saggio

Se sei riuscito a leggere fino a qui senza lanciare fuori dalla finestra il computer o il cellulare, sono certa che potresti mettere in pratica anche le tecniche di meditazione e di rilassamento per ridurre gli effetti fisiologici e psicologici di stress, ansia e frustrazione (trovi gli esercizi nel post sulla gestione degli attacchi di panico in viaggio al punto 2).

 

 

Salirai e scenderai dal tuo mezzo, costantemente in overbooking, con un sorriso invidiabile.

 

Ultima metro ad Hong Kong

 

 

Travel Psych tips

Per approfondire, ti rimando a questi link:

 

Zhou, L., Wang, M., Chang, C. H., Liu, S., Zhan, Y., & Shi, J. (2017). Commuting stress process and self‐regulation at work: Moderating roles of daily task significance, family interference with work, and commuting means efficacy. Personnel Psychology, 70(4), 891-922.

 

van Hooff, M. L. (2015). The daily commute from work to home: examining employees’ experiences in relation to their recovery status. Stress and Health, 31(2), 124-137.

 

Olsson, L. E., Gärling, T., Ettema, D., Friman, M., & Fujii, S. (2013). Happiness and satisfaction with work commute. Social indicators research, 111(1), 255-263.

 

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