Perché ho paura di viaggiare: tre meccanismi alla base della tua ansia pre-partenza

15 Dicembre 2021
significato psicologico del viaggio

Hai paura di viaggiare? Sei nel posto giusto.


Leggendo l’articolo sul significato psicologico del viaggio, un po’ forse avrai compreso che, dietro alla tua paura di viaggiare, non c’è semplicemente la preoccupazione o lo stress nell’organizzare un viaggio, che non riguarda tanto un mezzo di trasporto o il tipo di destinazione. Il disagio nell’esplorare con curiosità il Mondo deriva, innanzitutto, da un’insicurezza dentro di noi.
Vediamo insieme i tre meccanismi principali per comprendere meglio la paura di viaggiare.

 

 

Perché ho paura di viaggiare: tre meccanismi dell’ansia

 

Non tutti affrontano un viaggio con adrenalina ed entusiasmo. Molte persone, infatti, sperimentano tanta adrenalina, sì, ma accompagnata da un profondo timore nel partire. 

Forse, tra queste ultime persone ci sei anche tu, e ammetto che, in un particolare periodo della mia vita, ci sono stata anche io. 

Dato che siamo tutti individui unici, le nostre ansie sul viaggio avranno sfumature differenti in base alla nostra personalità, ai nostri vissuti, ai nostri significati. 

Eppure è possibile individuare tre meccanismi generali che sottendono alla nostra paura di viaggiare:

 

 

1) Perché ho paura di viaggiare: quando allontanarmi mi fa sentire fragile

 

Per alcuni di noi, “allontanarsi” dai propri punti di riferimento e dalla quotidianità è vissuto psicologicamente come un pericolo, generando un profondo disagio. E quindi, proviamo ansia. 

L’ansia fa prevedere il viaggio come un’esperienza di costrizione e di sofferenza, dove rischiamo di star male senza poter ricevere aiuto, di non poter tornare a casa velocemente o di essere umiliati e derisi.

Di conseguenza, cercheremo di proteggerci rimanendo in un contesto familiare che conosciamo, cercando la protezione di una figura di riferimento, limitando le esperienze di esplorazione o non partendo affatto. 

All’interno di questo meccanismo, ciò che più intimorisce è, infatti, la mancata familiarità: il non conoscere le caratteristiche di un luogo e il non avere dei punti di riferimento esterni, ci fa sentire insicuri perché è sottesa un’immagine di noi “non abbastanza forte” per affrontare il mondo da soli. A questa spiacevole sensazione, spesso si affianca un senso di colpa verso gli altri, l’idea di essere un peso, di rovinare le vacanze alle persone che ci accompagnano.

Per questo, se ti ritrovi in questa descrizione, probabilmente vorrai viaggiare solo con una persona in particolare, quella che ti conosce e sa cosa provi, o preferirai andare in luoghi non troppo lontani da casa, meglio ancora in posti un po’ familiari. È plausibile che cercherai gli ospedali o le cliniche mediche, ti assicurerai dei tempi di percorrenza, preferirai luoghi non troppo affollati, non troppo chiusi ma neanche troppo isolati e disabitati. 

Nei casi più angosciosi, è possibile che cercherai un alibi per non partire, dal “non mi piace, andate voi” a “non me la sento, magari un’altra volta”.

Ecco, inizia a riconoscere che questa paura che provi parte da un’insicurezza interiore, non da un reale pericolo esterno. Quello che riesci a fare vicino a casa è esattamente quello che faresti “andando un po’ più in là” e che, quello che fai con una persona accanto, è esattamente quello già sai fare. 

Tutto il resto, si impara.

 

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cosa fare a Bangkok

Lezioni al Wat Pho, Bangkok, Thailandia

 

 

2) Perché ho paura di viaggiare: vado (forse) ma solo se controllo io

 

A volte, invece, la paura di viaggiare deriva dal cercare di controllare ciò che ci preoccupa. L’ansia, che ci fa percepire la presenza di un pericolo, ci spinge a trovare i modi, più creativi e dispendiosi di energia, per gestire ciò che, in realtà, è incontrollabile. Questo è un paradosso, ma se una persona prova sfiducia e poca affidabilità negli altri, crederà di doversela cavare da sola e, quindi, vive con la necessità interiore di “essere preparata”.

In questo meccanismo, infatti, non fa soffrire tanto la poca familiarità – appagata dalla ricerca incessante di informazioni -, quanto piuttosto il rischio di non poter esercitare un controllo diretto sulle situazioni, l’imprevedibilità. 

Se ti ritrovi in questa dinamica, accadrà probabilmente in viaggio che cercherai informazioni e dati con lo scopo di alleggerire la preoccupazione, sarai organizzato per ogni evenienza per non rischiare di aver bisogno di aiuto, preferirai mezzi di trasporto guidati “da te”. 

Nonostante tutto questo impegno, però, i tentativi per gestire la paura di viaggiare allevieranno solo momentaneamente tale preoccupazione, dato emergeranno ulteriori quesiti a cui cercare risposta. E nulla sarà mai abbastanza, nutrendo il dubbio di essere pronto a partire, alimentando la frustrazione e l’ansia.

Vedi, in queste situazioni è bene chiedersi quanto davvero siano realistiche le nostre previsioni negative perché, se ci fai caso, non ci chiediamo mai quali potrebbero essere le conseguenze positive di una nostra partenza.

L’esigenza che senti di controllare e prevedere è interiore, proviene dal tuo bisogno di sentirti “capace”, mentre, forse, “fuori” è tutto un po’ più semplice: in un viaggio, soprattutto, nessuno si aspetta che tu sia preparato, ma solo che ti lasci ispirare e coinvolgere. 

La verità è che, per risolvere un problema e potersi adattare ad una situazione, non è il controllo di tutte le variabili che serve (è impossibile!), bensì una mente flessibile capace di adeguarsi e di accogliere ciò che non è previsto e che ti si palesa davanti. 

Il sollievo dell’imprevedibilità.

 

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Avvicinarsi, Cobà, Yucatan, Messico

 

 

3) Perché ho paura di viaggiare: ho perso la base sicura

 

La paura di viaggiare può arrivare improvvisamente nel corso della vita, a seguito di un evento stressante che destabilizza l’equilibrio dell’ambiente in cui ci troviamo a vivere. 

Questi eventi possono essere traumi individuali e collettivicome incidenti, lutti, aggressioni, pandemie, malattie, guerre, eventi naturali -, ma anche alterazioni che incidono gravemente sul lavoro, sulle proprie finanze, sulle proprie relazioni.

Ci ritroviamo, senza preavviso, a cercare un nuovo equilibrio, a trasformare il modo di vederci, a mettere in discussione il mondo che pensavamo di conoscere.

Il nostro istinto nell’affrontare i cambiamenti naturali della vita va in tilt  facendo emergere sintomi psicologici, tra cui insicurezza, sfiducia e un’intensa ansia. E questo può generare un blocco nel ri-partire o l’esigenza di fuggire lontano da una realtà che non si riconosce più.

Perdere una base sicura è proprio ciò che è successo a me. La terra ha tremato sotto i miei piedi e ho impiegato più di un anno per tornare a viaggiare con lo stesso entusiasmo, desiderio e consapevolezza (nella storia in evidenza “chi sono” su Instagram spiego in dettaglio quali sono state le mie difficoltà).

In queste situazioni, è doveroso, per noi stessi, essere indulgenti e darci il tempo per provare a trovare un nuovo equilibrio e chiedere aiuto.

L’importanza di una sicurezza dentro e fuori. 

 

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[Tale spiegazione non riguarda i traumi in cui le persone sono obbligate a spostarsi per salvarsi la vita, come le migrazioni da luoghi di guerra o di estrema povertà, che meriterebbero un approfondimento a parte].

 

In cerca di equilibrio, Sardegna, Italia

 

 

Come gestire la paura di viaggiare?

 

La paura di viaggiare è fortemente legata ad una difficoltà nel nostro mondo interiore, eppure può essere molto invalidante nel vivere il nostro mondo esterno. 

Con questo post, spero di averti aiutato a comprendere un po’ di più l’origine di ciò che senti. Non siamo difettosi, non siamo pazzi, e non siamo irrecuperabili. Siamo “solo” esseri umani che sentono le debolezze interiori a contatto con il mondo esterno e hanno bisogno di ritrovare la propria sicurezza e serenità.

Le paure, le nostre ansie, appaiono come dei limiti invalicabili, delle montagne insormontabili finché rimangono nella nostra mente, un “luogo illusorio” abitato solo da pensieri e immagini funeste che non rispecchiano la realtà

Quando si trova il coraggio di “uscire dalla propria testa”, quando si ascolta il cuore, quando decidiamo di prenderci il rischio di provare a superare quei limiti fuori da noi, di confrontare quei pensieri e quelle immagini con la realtà, potremo renderci conto di quanto siamo realmente forti e audaci.

Nella realtà, quelle montagne insormontabili mentali sono solo colline, dove forse cadremo ma che possiamo superare.

Per questo, il mio consiglio è quello di rivolgerti ad un professionista che potrà aiutarti a comprendere le origini della tua difficoltà, a maturare una padronanza di te, e ad imparare qualche strategia per vivere il viaggio non come un pericolo, bensì come una grande opportunità per conoscerti meglio.

 

Spesso passiamo anni, o una vita intera, a rinunciare a meraviglie del mondo fuori per dei limiti che sentiamo nel mondo dentro.

 

Facciamo il primo passo, ne vale sempre la pena.

 

 

 

Travel Psych Tips: Post per approfondire 

 

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Sì, paura di viaggiare: cos’è l’Odofobia e 6 strategie per affrontarla

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