Kintsugi: come l’arte giapponese ci insegna a vivere

16 Febbraio 2021
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Bam” un rumore dalla cucina.


Con un sobbalzo e col cuore battere forte, mi alzai dal divano un po’ perplessa. Presi coraggio e mi diressi verso l’eco di quel tonfo sordo scoprendo che uno scottex, ormai disteso e srotolato a terra, aveva attutito la precipitosa caduta di un piatto appeso al muro. Il piatto si era miracolosamente solo scheggiato, ma quella imperfezione l’aveva reso meno gradevole. Eppure, “ci tengo troppo” mi dissi.

Ed è stato in quel attimo che compresi la straordinaria accidentalità del momento che stavo vivendo: mentre il piatto piombava a terra, stavo leggendo l’arte giapponese del Kintsugi.

 

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pezzetti sparsi

 


L’arte giapponese del Kintsugi


Il Kintsugi (Kin = oro e tsugi = riparare) è l’arte giapponese che trasforma gli oggetti danneggiati in opere d’arte. È una tecnica estremamente antica che risale al quindicesimo secolo, periodo in cui il movimento culturale ispirato alla filosofia zen si inserisce in Giappone.

La leggenda del Kintsugi narra che, durante un cerimoniale del tè, la tazza del generale Ashikaga Yoshimasa si ruppe. Volendo mantenere intatta la bellezza dell’oggetto, il generale chiese di ripararla ai suoi artigiani che unirono i cocci con resina e polvere d’oro, mettendo così in risalto le crepe che resero la tazza ancora più pregiata.

Questa “rinascita degli oggetti” grazie all’arte giapponese del Kintsugi si inserisce nella più ampia visione ispirata al Buddhismo, il Wabi-sabi, che ci invita ad accettare la transitorietà degli oggetti e ad accogliere la bellezza dell’imperfezione.
L’arte giapponese del Kintsugi dona una nuova struttura agli oggetti spezzati, conferisce valore alla fragilità, trasforma le cicatrici in opere d’arte.

 

La bellezza nasce dall’imperfezione, la forza dalla fragilità

 

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oro luccicante




L’arte giapponese del Kintsugi: cosa ci insegna


Il Kintsugi rimanda a suggestive immagini legate alla vita. Un oggetto che si rompe non è da buttare, la vita non finisce quando qualcosa si spezza, anzi, si costruisce qualcosa di nuovo, di forte e di valore.
Questo proposito è alla base della nostra resilienza, la nostra capacità di affrontare e superare un evento traumatico, così come ti racconto in questo post su un mio grande dolore che mi ha portata a voler vivere la vita come un viaggio meraviglioso.

Delicatamente, il Kintsugi ci insegna a vivere mostrando le nostre cicatrici senza vergogna, ad accettare e rispettare le nostre ferite, a ricomporre quelle fratture dell’anima per valorizzarci come persone uniche e preziose.


E così le nostre cicatrici diventano la bellezza da esibire



P.S.: Il piatto è tornato appeso sul muro con la sua imperfezione – sempre sopra lo scottex, per sicurezza.



Travel Psych Tips: per approfondire


Santini, C., (2018). Kintsugi – L’arte segreta di riparare la vita. Rizzoli Editore.

Navarro, T. (2018). Kintsukuroi – L’arte giapponese di curare le ferite dell’anima. Giunti.

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