Emozioni in viaggio: e tu cosa provi in giro per il Mondo?

2 Marzo 2021
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Viaggiare è una montagna russa emotiva

 

Allacciamo la cintura, stringiamo le mani ai manubri, osserviamo con quella atavica ed elettrizzante angoscia che il controllore dia l’ok per schiacciare il pulsante.

E via, si parte per una salita verso le nuvole e poi giù una discesa e ancora su.

È lì che le emozioni iniziano a schiaffeggiarci la faccia, quel vento refrattario da cui non possiamo esimerci stando lì seduti. Possiamo solo scegliere se alzare le braccia e tenere gli occhi aperti, o stringere le mani al manubrio o non guardare. Sta a noi scegliere come affrontare e vivere quel turbinio. E poi, “brum”, il nostro trenino ha finito il giro, uno strattone ci blocca, rallentiamo e ci fermiamo.

Le braccia si sciolgono, il corpo reagisce e ci alziamo per tornare a casa.

Vedo un po’ così le emozioni in viaggio.

 

 

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Mani verso il cielo o strette al manubrio?

 

 

Quella “cosa” che si chiama emozione (in viaggio e non)

 

L’emozione è una spinta vitale che filtra ogni nostra azione, reazione, comportamento, pensiero e riflessione. È un turbinio, intenso e sballottante, a volte piacevole e a volte no, più o meno intenso, più o meno consapevole.

È quella cosa che ci tiene stretti come una cintura ma che ci fa tendere all’esterno, con le braccia, il corpo e la testa.

Lo dice la parola stessa, e il caro Treccani mi viene in soccorso.

 

emozióne s. f. [dal fr. émotion, der. di émouvoir «mettere in movimento» sul modello dell’ant. motion]

 

 

Le emozioni sono una “impressione viva, un turbamento e un’eccitazione” e la psicologia lo sa, le ha dissezionate, facendo emergere la loro intrisa complessità.

Di fronte ad un evento scatenante, che può essere interiore o esterno a noi, proviamo un’emozione in cui interagiscono:

  • Il cervello, che si accende come una lampadina senza che ce ne accorgiamo, la risposta elettrocorticale è immediata e si dirama verso la periferia del corpo.
  • Il corpo, che si modifica internamente, ormoni in subbuglio, il ritmo di cuore e polmoni cambia, e fisiologicamente iniziamo ad avvertire un cambiamento, come un segnale di allarme.
  • I muscoli del viso e la postura si contraggono in modo inequivocabile.
  • La mente, che inizia a fare una valutazione di ciò che avviene dentro e fuori di noi, in base ai nostri significati, ai nostri vissuti, e da lì ci aiuta a vivere la nostre esperienza emotiva soggettiva.
  • Cerchiamo una omeostasi tra noi, la nostra reazione e l’evento che ha scatenato l’emozione.

 

Complesso, no?

 

Emozioni in viaggio

 

 

Quali sono le emozioni in viaggio?

 

La risposta più veloce è: tutte.

Viaggiare insegna intrinsecamente a mettere in discussione noi stessi, le nostre idee, i nostri comportamenti e le nostre sensazioni. Ad ogni passo, in ogni tappa, davanti ad ogni incontro o panorama, il nostro corpo risponde, ci segnala che stiamo provando qualcosa e quel “qualcosa” è l’emozione suscitata da quel momento.

Ogni emozione, dalle primarie (paura, rabbia, gioia, tristezza e disgusto) a quelle sociali (vergogna, invidia e colpa) e quelle complesse – che sono un bel miscuglio -, fa parte integrante delle nostre esperienze di viaggio.

Ciascuna emozione possiede una funzione adattiva che, nel corso della storia dei tempi, ci ha permesso di sopravvivere arrivando ad oggi.

 

Le emozioni fanno parte di noi e con noi ci accompagnano in viaggio.

 

Facciamo insieme una panoramica delle emozioni in viaggio.

Davanti ai pericoli proviamo paura e siamo portati involontariamente a difenderci. Pensiamo a quando stiamo camminando in una strada buia, spesso siamo accompagnati da quella tensione in corpo, pronti a reagire a rumori e ombre.

Le ingiustizie ci fanno sperimentare rabbia che ci invita a rivendicare i nostri diritti. Così succede quando non siamo contenti di un trattamento ricevuto, quando il nostro volo è in ritardo e ci fa “salire il nervoso”, lo stesso che proviamo quando fatichiamo a farci capire o a comprendere un cartello scritto in una lingua diversa.

Un evento piacevole ci fa brillare gli occhi provando gioia o stupore, come quando siamo davanti a paesaggi magnifici, a sorrisi gentili, a situazioni per noi divertenti.

Eppure, anche in un luogo idilliaco può farci sentire tristezza, che ci ricorda una mancanza. In un viaggio possiamo provare tristezza di fronte alla povertà o alla semplicità essenziale del modo di vivere. I luoghi abbandonati, deturpati, ci fanno provare amarezza, ricordandoci che lì una volta c’era la vita.

Di fronte allo sporco ci spostiamo perché il disgusto ci fa allontanare, proteggendoci. Così avviene davanti ai cumuli di rifiuti su spiagge e strade, a luoghi trasandati, a comportamenti per noi deplorevoli, a cibarie per noi ripugnanti.

E l’ansia?

Proviamo ansia o panico quando valutiamo che siamo di fronte a qualcosa di minaccioso per noi percependo di non riuscire ad affrontarlo. E’ quindi un’emozione molto soggettiva, alcuni la sperimenteranno e altri no.

Il considerare “quella cosa” minacciosa dipende dal nostro senso di autoefficacia, dal vissuto che ci portiamo dentro, dalle esperienze che nella vita abbiamo affrontato.

Può provocare ansia un mezzo di trasporto, l’idea di allontanarsi da casa o da un luogo che consideriamo sicuro come l’albergo, dormire fuori dal proprio letto così come stare in luoghi troppo affollati, o animali, o comportamenti…

 

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Ponte 25 de Abril, Lisbona, Portogallo

 

 

Come usiamo le emozioni in viaggio?

 

Esattamente come le usiamo a casa.

Le emozioni hanno tre funzioni principali permettendoci di:

  • Preparare l’azione: le emozioni sono risposte rapide che ci spingono a mettere in atto un comportamento, facendoci risparmiare tempo a reagire.
  • Comunicare con gli altri: diciamo agli altri come ci sentiamo attraverso la mimica facciale, il tono di voce, la postura e i gesti.
  • Comunicare con noi stessi: essendo segnali, le emozioni avvisano su come ci sentiamo, se qualcosa che stiamo vivendo è piacevole oppure no, se ci stiamo avvicinando o allontanando da obiettivi personali, relazionali e affettivi.

 

Per “funzionare” nel Mondo, dobbiamo riconoscere le nostre emozioni e saperle esprimere in un modo da sentirci validati, legittimati e autentici.

Senza comprendere le nostre emozioni non potremmo entrare in contatto, in modo sincero, con gli altri e con il mondo, e ascoltare noi stessi.

 

 

Viaggiare è un’esperienza che ci coinvolge e stravolge completamente e, lasciarci andare a quel turbinio emotivo sentendoci capaci di affrontarlo, è il modo più gratificante per poterla vivere serenamente.

 

 

Travel Psych tips: per approfondire

 

Gao, J., & Kerstetter, D. L. (2018). From sad to happy to happier: Emotion regulation strategies used during a vacation. Annals of Tourism Research, 69, 1-14.

 

 

 

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